sabato, 31 gennaio 2009


April e Frank Wheeler, marito e moglie. Due figli e una casa adorabile a Revolutionary Road. Non lontanto dalla Città, ma a due passi da un bosco, circondati da vicini premurosi, perfettamente inseriti nella società dell’epoca. La consapevolezza di tutto questo li rende schiavi. La possibilità, come per gli uomini della caverna di Platone, di vedere cosa c’è fuori e di non poterlo raggiungere, li rende ombre di se stessi.

Revolutionary Road è un dramma sociale che analizza con una minuzia quasi pornografica le dinamiche di una coppia che sa di meritare di più dalla vita, che sogna di reinventarsi stravolgendo i canoni del mondo in cui vive ma che, alla fine, manca di quella spinta decisiva, rivoluzionaria, capace di sovvertire tutto questo.

La verità diventa pazzia, quando non fa più comodo starla ad ascoltare. L’amore diventa odio. La gravidanza un errore. La paura più grande, di fronte a Revolutionary Road, è quella di restare vittime degli stessi stereotipi, ma ancora di più di avere sufficiente consapevolezza da vedere chiaramente le sbarre dorate di quella gabbia strettissima.

Sam Mendes compie un lavoro davvero difficile: portare sullo schermo la trasposizione di un romanzo dagli equilibri tanto precari è un’operazione complessa, ed il successo è da imputare tanto alla sua capacità di restare "nascosto", lasciando che siano i dialoghi a fare da vera ruota motrice della pellicola (pur regalandoci alcune scene e inquadrature delicatissime e dolororamente intense), quanto ai suoi interpreti, non solo gli ottimi protagonisti Di Caprio e Winslet - perfetti nei ruoli oltre ogni mia più rosea aspettativa - ma tutti i comprimari, specchi di fronte ai quali gli Wheeler sono sempre costretti a confrontarsi. John Givings, lo specchio rotto, è l’unico a restituire un’immagine significativa e veritiera. E la verità fa male.


La verità ti renderà libero. Ma solo quando avrà finito con te.

-David Foster Wallace-
postato da: MissVengeance alle ore 31/01/2009 10:46
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categoria:cinema, cinebloggers, 2009
domenica, 11 gennaio 2009
E allora oggi è domenica 11 gennaio e sono seduta sul letto davanti ad un laptop preso in prestito, saranno mesi che non finisco un post che sia uno quando mi metto qui davanti al blocco note per provare a scrivere di un film, mesi che ci provo e lascio tutto a metà perché arrivata a metà non so più cosa volevo dire all'inizio, non so come andare avanti e come chiudere con una punch-line ad effetto, macché, anche solo con una line, una qualunque. Niente da fare.

Così mi è venuto in mente, forse per sbloccarmi ho bisogno di una stroncatura. Già non sono mai andata forte con gli elogi, mi escono fuori tutti uguali e balbettanti come se avessi quindici anni e stessi cercando di chiedere al fico della scuola di uscire con me, figuriamoci se in più alla prima esitazione mi blocco scoraggiata e lascio tutto a metà. Proviamo con una stroncatura, ho detto.

Proviamo.

Lasciami Entrare è un film che inganna. Ci ripenso a distanza di giorni e non riesco a ricordare cosa sia stato esattamente ad avermi tanto infastidito durante la prima mezz'ora, al contrario ricordo perfettamente i momenti migliori, la sensazione di vuoto che annichilisce, la magnifica scena della bara/vasca da bagno. Se mi fossi svegliata venerdì da un sonno lungo tre mesi sarei probabilmente uscita dal cinema più o meno soddisfatta, invece così mi ritrovo controvoglia a confrontarmi con una serie di commenti entusiasti che per settimane hanno fatto crescere in me un'attesa spropositata, che a conti fatti ha solo danneggiato me e la visione del film, troppo appesantita da una tale ansia da prestazione.

Le considerazioni che voglio fare a questo punto sono due. La prima è che smetterò categoricamente di leggere qualsivoglia commento ai film in uscita prima di aver appurato a mie spese di cosa si tratta, nel bene e nel male (e questo lo dico sempre, è vero, ma mai con tanta furiosa convinzione). La seconda è che l'hype, le next big thing e tutto ciò che le circonda e le alimenta hanno raggiunto l'apice, il punto di non ritorno, la goccia che, eccetera. Non capisco nemmeno più se si tratta di una posa, della voglia di arrivare primi o se davvero c'è ancora al mondo tanta gente così irrimediabilmente pura da riuscire ad emozionarsi tanto da sbracciarsi ogni volta che salta fuori una minuscola, graziosa novità, facendone un caso, al punto da renderla fastidiosa ed intollerabile a noi poveri, irrecuperabili mostri di cinismo.

E ci ho messo due paragrafi a dirlo. Sarà una cosa lunga.

Lasciami entrare ha dei grossi difetti. Fra questi, una lentezza esasperante ed ingiustificata. Un uso esponenziale di neve finta (la neve non fa quei granelli lì come se fosse parmigiano grattugiato, non si è mai visto. La gente che si siede sulla neve si bagna il culo, ecco, finalmente l'ho detto). Dei dialoghi poveri e scontati - va detto però che i dialoghi sono pochi, e quindi il loro peso sull'economia del film è relativamente scarso.

Ha anche svariati pregi capaci di renderlo, nonostante tutto, un film interessante. A cominciare dall'idea di base, quella di prendere come soggetto una storia potenzialmente filoadolescenziale e raccontarla però con un piglio maturo, quasi minimalista, più interessato al delicato rapporto di dipendenza reciproca che si va instaurando fra i due protagonisti che alla trama in se'. Una specie di Assayas in chiave horror, volendo. Ed è proprio nel non detto, in tutto ciò che resta implicitamente visibile, che si trovano i pregi maggiori della pellicola. Gli sguardi, il rapporto con il mondo degli adulti - appena delineato ma incisivo e scottante - la diabolica fascinazione del male e dei suoi effetti. Accanto a tutto questo, però, scene da b-movie quasi imbarazzanti nella loro ingenuità, una sceneggiatura latitante e tensione ai minimi storici.

È probabilmente la prima (e l'ultima) volta che lo dico, ma davvero stavolta aspettiamo il remake.
postato da: MissVengeance alle ore 11/01/2009 19:42
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categoria:cinema, cinebloggers, 2009
domenica, 11 gennaio 2009
Due cose.

Uno: Gli Okkervil River sono stati ospiti al David Letterman show mercoledì scorso. Se ve li siete persi, eccoli qui, belli come sempre - e no, non mi pagano per farlo:



Due: Sì, ho un tumblr anch'io. Ecco cosa succede a non scrivere sui blog, ecco.
postato da: MissVengeance alle ore 11/01/2009 12:30
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categoria:okkervil river, youtube
domenica, 04 gennaio 2009
Solo dieci film. Non sono neanche la metà di quelli che ho visto, probabilmente neanche i più belli. Questo per dire preventivamente che le critiche ed i suggerimenti sono sempre ben accetti, ma che i commenti piccati e malevoli saranno amorevolmente derisi, come mio costume. Insomma, cominciamo.

1. Il treno per il Darjeeling, di Wes Anderson
Al cuor non si comanda. Se fossi una persona razionale e coerente non lo vedreste neppure fra i primi cinque e invece no. Che si fotta, la coerenza. Non c'è film del duemilaotto a cui voglia più BENE di questo. Fine.

2. Il petroliere, di Paul Thomas Anderson
Gargantuesco.

3. Gomorra, di Matteo Garrone
Il vuoto dentro.

4. Non è un paese per vecchi, di Joel e Ethan Coen
Letteratura tradotta in immagini. E se vi sembra scontato, provateci voi a dare un volto ai fantasmi di McCarthy.

5. Wall-e, di Andrew Stanton
Neppure dopo Gomorra avrei mai pensato che tecnologia e montagne di detriti potessero trasformarsi in poesia.

6. The Dark Knight, di Christopher Nolan
Ha qualche difetto, qualche caduta di stile qua e là, qualche imperfezione. Ma il resto travolge tutto e sbalordisce al punto che ogni appunto sembra fuori luogo.

7. Il Divo, di Paolo Sorrentino
Toni Servillo patrimonio nazionale.

8. Changeling, di Clint Eastwood
Un nome una certezza. Film-lagrime 2008.

9. Il matrimonio di Lorna, di Jean-Pierre e Luc Dardenne
La mia personale epifania dell'anno.

10. Into the wild, di Sean Penn
Considerarlo solo un film pieno di retorica è come guardare il dito che indica la luna.

Tre colonne sonore che spaccano:
1) Rachel sta per sposarsi (Rachel getting married)
2) Les chansons d'amour
3) Il treno per il Darjeeling (The Darjeeling Limited)

Il più bel film che non vedremo mai distribuito in Italia:
$€11.0u7! / Sell out!

Il gesto da fare per tutto il duemilanove:
"Call it"

Scene che ricorderemo sempre con grande gioia:
- L'inseguimento in auto di Pineapple Express
- I finti trailer di Tropic thunder
- Tutti i pranzi e le cene di Pranzo di Ferragosto

Lagrime a fiume:
- i primi 50 minuti di Wall-e
- L'elementale di Hellboy II
- L'abbraccio fra Arta Doboroshi e Jéremie Rénier (Il matrimonio di Lorna)
- La folla che si forma fuori dalla videoteca di Be kind rewind

Abbagli collettivi:
I padroni della notte
Nessuna verità
Il finale di Burn After Reading

Cagate immeritevoli:
X Files - Voglio crederci
Noi due sconosciuti
Hancock
postato da: MissVengeance alle ore 04/01/2009 11:44
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categoria:cinema, 2008, inutili classifiche