
April e Frank Wheeler, marito e moglie. Due figli e una casa adorabile a Revolutionary Road. Non lontanto dalla Città, ma a due passi da un bosco, circondati da vicini premurosi, perfettamente inseriti nella società dell’epoca. La consapevolezza di tutto questo li rende schiavi. La possibilità, come per gli uomini della caverna di Platone, di vedere cosa c’è fuori e di non poterlo raggiungere, li rende ombre di se stessi.
Revolutionary Road è un dramma sociale che analizza con una minuzia quasi pornografica le dinamiche di una coppia che sa di meritare di più dalla vita, che sogna di reinventarsi stravolgendo i canoni del mondo in cui vive ma che, alla fine, manca di quella spinta decisiva, rivoluzionaria, capace di sovvertire tutto questo.
La verità diventa pazzia, quando non fa più comodo starla ad ascoltare. L’amore diventa odio. La gravidanza un errore. La paura più grande, di fronte a Revolutionary Road, è quella di restare vittime degli stessi stereotipi, ma ancora di più di avere sufficiente consapevolezza da vedere chiaramente le sbarre dorate di quella gabbia strettissima.
Sam Mendes compie un lavoro davvero difficile: portare sullo schermo la trasposizione di un romanzo dagli equilibri tanto precari è un’operazione complessa, ed il successo è da imputare tanto alla sua capacità di restare "nascosto", lasciando che siano i dialoghi a fare da vera ruota motrice della pellicola (pur regalandoci alcune scene e inquadrature delicatissime e dolororamente intense), quanto ai suoi interpreti, non solo gli ottimi protagonisti Di Caprio e Winslet - perfetti nei ruoli oltre ogni mia più rosea aspettativa - ma tutti i comprimari, specchi di fronte ai quali gli Wheeler sono sempre costretti a confrontarsi. John Givings, lo specchio rotto, è l’unico a restituire un’immagine significativa e veritiera. E la verità fa male.
La verità ti renderà libero. Ma solo quando avrà finito con te.
-David Foster Wallace-
postato da: MissVengeance alle ore 31/01/2009 10:46
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