The Burning Plain
di Guillermo Arriaga
Chi ha un minimo di familiarità con il cinema di Alejandro González Iñárritu, regista con cui Arriaga ha collaborato in qualità di sceneggiatore sin dai tempo di Amores Perros, non avrà nemmeno bisogno di sentirsi raccontare la trama, perché una vaga idea può farsela senza difficoltà e con basse probabilità di errore: gente infelice (meglio se di diverse etnie) o mediamente felice prima dell'arrivo di una tragica fatalità, diverse storie che apparentemente nulla hanno a che spartire l'una con l'altra, magicamente unite dal rosso filo del destino che si dispiega e rivela agli occhi dello spettatore più o meno ai due terzi del film, quando il colpo di scena arriva a prenderci dolcemente per mano conducendoci verso l'incerto futuro. Bene.

Detto questo, The burning plain non è l'immane boiata che preannunciava di fronte a tali premesse per chi, come me, si schiera con veemenza fra i detrattori di Inarritu - chi ha un po' di confidenza con questo blog probabilmente sa già di cosa parlo, anche se il post-capolavoro lo scrisse lui anni fa (quel blog è inattivo da secoli ma citarlo di tanto in tanto fa sempre bene)*. Si avvicina comunque molto di più allo splendido Le tre sepolture che ai lavori di quell'altro messicanaccio che non vogliamo nominare di nuovo. Arriaga intreccia le vite dei suoi protagonisti, figure miserabili ma dignitose (tranne Charlize Theron, tanto sopraffatta dalle colpe nascoste nelle pieghe del proprio passato per vivere un presente sereno, tanto incapace di intessere rapporti umani "sani" da gettarsi ogni sera in pasto di tutti quegli uomini che la divorano con lo sguardo), in cerca di riscatto o di un futuro diverso da quello che il destino sembra offrire loro, lasciandoli letteralmente travolgere dai maestosi paesaggi che li circondano: chi inghiottito fra le lunghe fila di campi da irrigare in Messico, chi annichilito nel cuore di un'arida pianura in Texas, chi in balia dei venti e delle maree che assalgono le maestose scogliere di Portland.

Chiude il quadro un ottimo cast, su tutti la bellissima e inaspettatamente già maggiorenne Jennifer Lawrence, (Charlize Theron invece continua inutilmente ad imbruttirsi per sembrare più seria, ma comincio a pensare che sia solo una tattica per arrivare alla mezza età/vecchiaia senza farlo sembrare un improvviso tracollo verticale come accade a talune, e in quel caso ha tutto il mio rispetto). L'impressione complessiva è che Arriaga potrebbe avere ancora molto da dire, a condizione di riuscire a liberarsi del modello preconfezionato di sceneggiatura a incastro-e-flashback che oggi è in gran voga, ma che molto spesso serve solo a coprire una preoccupante mancanza di idee.

* Certo non è il massimo andare a vedere un film domandandosi "sarà una merda-merda o si salverà almeno un pochino?" - Beh, caro Guillermo, che questo serva a farti capire che le amicizie bisogna scegliersele con più attenzione!
di Guillermo Arriaga
Chi ha un minimo di familiarità con il cinema di Alejandro González Iñárritu, regista con cui Arriaga ha collaborato in qualità di sceneggiatore sin dai tempo di Amores Perros, non avrà nemmeno bisogno di sentirsi raccontare la trama, perché una vaga idea può farsela senza difficoltà e con basse probabilità di errore: gente infelice (meglio se di diverse etnie) o mediamente felice prima dell'arrivo di una tragica fatalità, diverse storie che apparentemente nulla hanno a che spartire l'una con l'altra, magicamente unite dal rosso filo del destino che si dispiega e rivela agli occhi dello spettatore più o meno ai due terzi del film, quando il colpo di scena arriva a prenderci dolcemente per mano conducendoci verso l'incerto futuro. Bene.

Detto questo, The burning plain non è l'immane boiata che preannunciava di fronte a tali premesse per chi, come me, si schiera con veemenza fra i detrattori di Inarritu - chi ha un po' di confidenza con questo blog probabilmente sa già di cosa parlo, anche se il post-capolavoro lo scrisse lui anni fa (quel blog è inattivo da secoli ma citarlo di tanto in tanto fa sempre bene)*. Si avvicina comunque molto di più allo splendido Le tre sepolture che ai lavori di quell'altro messicanaccio che non vogliamo nominare di nuovo. Arriaga intreccia le vite dei suoi protagonisti, figure miserabili ma dignitose (tranne Charlize Theron, tanto sopraffatta dalle colpe nascoste nelle pieghe del proprio passato per vivere un presente sereno, tanto incapace di intessere rapporti umani "sani" da gettarsi ogni sera in pasto di tutti quegli uomini che la divorano con lo sguardo), in cerca di riscatto o di un futuro diverso da quello che il destino sembra offrire loro, lasciandoli letteralmente travolgere dai maestosi paesaggi che li circondano: chi inghiottito fra le lunghe fila di campi da irrigare in Messico, chi annichilito nel cuore di un'arida pianura in Texas, chi in balia dei venti e delle maree che assalgono le maestose scogliere di Portland.

Chiude il quadro un ottimo cast, su tutti la bellissima e inaspettatamente già maggiorenne Jennifer Lawrence, (Charlize Theron invece continua inutilmente ad imbruttirsi per sembrare più seria, ma comincio a pensare che sia solo una tattica per arrivare alla mezza età/vecchiaia senza farlo sembrare un improvviso tracollo verticale come accade a talune, e in quel caso ha tutto il mio rispetto). L'impressione complessiva è che Arriaga potrebbe avere ancora molto da dire, a condizione di riuscire a liberarsi del modello preconfezionato di sceneggiatura a incastro-e-flashback che oggi è in gran voga, ma che molto spesso serve solo a coprire una preoccupante mancanza di idee.

* Certo non è il massimo andare a vedere un film domandandosi "sarà una merda-merda o si salverà almeno un pochino?" - Beh, caro Guillermo, che questo serva a farti capire che le amicizie bisogna scegliersele con più attenzione!
postato da: MissVengeance alle ore 29/09/2008 09:17
| Permalink | commenti (7) | commenti (7) (Pop-up)
categoria:cinema, 2008, cinebloggers
| Permalink | commenti (7) | commenti (7) (Pop-up)
categoria:cinema, 2008, cinebloggers














Hancock
Pranzo di Ferragosto
X Files - Voglio crederci (The X Files: I Want to Believe)