martedì, 27 maggio 2008
Be With Me
Di Eric Khoo, 2005

Teresa Chan è una scrittrice nata a Singapore. E' sorda e cieca dall'età di quattordici anni, ma questo non le ha impedito di studiare l'inglese, di vivere autonomamente e di imparare a esprimersi attraverso i segni, la scrittura e le parole. La sua autobiografia ci scorre davanti agli occhi in questo splendida pellicola diretta da Eric Khoo, che sceglie di mantenere un tocco impersonale (ma non per questo meno convincente o stilisticamente povero) e lasciare che siano i sottotitoli ad accompagnare le giornate di Teresa (che fra le altre cose insegna l’inglese ai bambini), sostituendosi ad una più tradizionale voce narrante.

Alla storia centrale si intrecciano con delicatezza tre storie fittizie tratte dai racconti di Teresa Chan, la quale, oltretutto, interpreta se stessa dimostrando una volta di più la propria determinazione a vivere senza alcuna limitazione imposta dai propri handicap. Ad accomunare i quattro frammenti è naturalmente il tema della comunicazione, o meglio dei diversi impedimenti alla comunicazione verbale: un anziano che non riesce ad elaborare il lutto della moglie, una studentessa in attesa di un sms da parte della compagna di classe oggetto dei suoi desideri, un uomo che cerca di trovare il coraggio e le parole per scrivere una lettera d'amore ma finisce per sfogare la propria timidezza nel cibo.

Volendo a tutti costi trovare un difetto, la narrazione frammentaria risulta un po’ discontinua (soprattutto all’inizio, dove lo sguardo di Khoo si focalizza su un racconto alla volta, facendo entrare in scena il “collante” Teresa Chan solo dopo un bel po’- ma è un difetto che si perdona facilmente quando il risultato finale è un prodotto tanto leggiadro e commovente nella sua essenzialità. Un emozionante e sentito invito all’amore, alla vita e ad ogni sua piccola sfumatura. Semplicemente magnifico.
postato da: MissVengeance alle ore 27/05/2008 21:07
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categoria:cinema
domenica, 25 maggio 2008
In Bruges
di Martin McDonagh


In Bruges racconta del breve soggiorno di due killer londinesi, finiti in Belgio in esilio forzato in seguito ad un omicidio maldestro dagli esiti catastrofici. Mentre il più anziano cerca di prenderla con filosofia indossando con facilità le vesti del turista modello, il più giovane, diviso fra i sensi di colpa e la noia, aspetta solo di poter tornare a casa.

Bisogna subito dire che il ruolo di protagonista della pellicola non spetta però ai due attori, mero pretesto per permettere alla macchina da presa di scorrazzare liberamente fra le ordinate stradine di Bruges, no: a catturare l'attenzione del pubblico con espressività, verve recitativa e un'interpretazione degna del miglior attore in carne ed ossa c'è qualcos'altro: sto parlando, naturalmente, delle sopracciglia di Colin Farrell.
Questi due monolitici blocchi neri che si sollevano e corrucciano alla minima sollecitazione, trasformando il volto dell'attore in una maschera comica (parzialmente, ahilui, involontaria) sono la vera arma in più, silenziosi e fedeli strumenti d'arte drammatica, segni distintivi al pari dei baffi di Charlie Chaplin, del mento di Totò, del collo di Channing Tatum. Certo, poi c'è anche la città, ma diciamolo: in Belgio, vista una viste tutte. Mi è impossibile dirmi davvero interessata a Bruges quando ho già trascorso da quelle parti molto più tempo di quanto sia moralmente accettabile da parte di qualcuno che non ha ancora mai visto Barcellona e Berlino, giusto per citare altre città europee che iniziano con la B.



Le vere perplessità subentrano a metà film, ed è un peccato perché a metà film subentra anche Ralph Fiennes - fino ad allora solo preannunciato da lunghe conversazioni telefoniche - e la sua presenza potrebbe facilmente condurre ad un confronto finale in crescendo, mentre invece, scena in albergo esclusa, si assiste principalmente ad uno svilimento delle basi fino ad allora gettate diligentemente, nell'ingiustificato tentativo di trasformare una divertente commedia dai toni macabri in un dramma vero e proprio, con risultati deludenti.

Bene. Sono riuscita ad arrivare fin qui senza dire una parola sulla questione NANI, ma ora basta: quando Colin Farrell e Brendan Gleeson iniziano a parlare di NANI non riuscivo a capacitarmi, ho seriamente creduto per diversi minuti che gli sceneggiatori o chi per loro avessero preso spunto dai commenti di Violetta Bellocchio e Valido su Prejudice in merito alla ben nota questione del numero massimo di nani famosi al fine di salvaguardare l'umanità per dare finalmente un senso al film. E in effetti non ho ancora ricevuto conferme ne' smentite al riguardo.

Ed ora, alcuni consigli per i turisti:

- Maastricht (NL) è molto meno bellina di Bruges ma a me era piaciuta tanto lo stesso
- Brussels (BE) si visita in due ore e sembrano comunque troppe.
- Liege (BE) l'ho vista solo di sfuggita, ma fuori dalla stazione dei treni c'è un chioschetto che prepara ottimi Gauffres, da provare quelli con lo sciroppo al lampone.
- Hasselt (BE) è piena di autobus, e il Pukkelpop sarebbe uno splendido festival estivo, se gli headliners di quest'anno non fossero i Killers e i Metallica. Due anni fa c'erano i Radiohead e i Daft Punk, ad esempio.
- Evitate tutto ciò che spacciano per ristoranti italiani, e non ordinate mai the freddo: lo servono frizzante.



Note a margine: Non ci avevo fatto caso fino a un paio di giorni fa, mentre camminando in direzione del cinema Barberini mi sono trovata di fronte a una fila di locandine virate sui toni del fuxia. In Bruges, Gomorra, Sex and The City: chi mai avrebbe detto che questi tre film avessero qualcosa da spartire? E invece eccoli lì, tutti intenti a intonarsi l'uno con l'altro mentre prendono a pugni nell'occhio al resto del mondo.



(23 minutes in Brussels, by Luna)
postato da: MissVengeance alle ore 25/05/2008 17:41
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mercoledì, 21 maggio 2008
Luna - Black Postcards

postato da: MissVengeance alle ore 21/05/2008 13:29
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mercoledì, 14 maggio 2008
Iron Man
di John Favreau

Parlando da fan di Spiderman sia in quanto personaggio dei fumetti che in quanto film di Sam Raimi almeno per due terzi (roba che mi si ride in faccia ogni volta che ribadisco di preferirlo a Batman, non ci si crede), mi suona strano parlare bene di Iron Man come sto per fare. Eppure ecco qua, sono entrata al cinema con le aspettative basse ma tantissima curiosità per via di quello strepitoso pomodorometro al 93%, senza sapere nulla o quasi del personaggio e dell'omonima graphic novel se non quello che avevo potuto vedere nel trailer, e la soddisfazione finale è stata tanta (tranne, ovviamente, per le madonne pronunciate in seguito scoprendo l'esistenza di una scena dopo gli infiniti titoli di coda).

Perchè Iron Man, prima di tutto, se ne sbatte del moderno archetipo di supereroe - fa colazione con i sensi di colpa di Peter Parker, la vendetta mai sopita di Batman, il ridicolo travestimento da umano sfigato di superman, l'incapacità di adattarsi alla società contemporanea degli X-men - e semplicemente vive e fa le sue cose al massimo nelle proprie potenzialità, facendo brillante sfoggio del proprio incontenibile ego. E scusate se è poco.

Dilungarsi in altre considerazioni è inutile e dannoso, quasi quanto voler cercare di attribuire un valore al film al dilà delle sue mirabolanti doti d'intrattenimento e alle ottime scelte di cast. Il tutto è facilmente riassumibile in poche parole: "ficata" o "Gwyneth Paltrow che 1) corre su dei tacchi altissimi senza mai inciampare, 2) si nega a Robert Downey Jr per due volte nell'arco di un'ora e mezza e ciò nonostante mantiene credibilità come personaggio", quindi perché sforzarsi ulteriormente? Questo è un post svogliato, quindi può bastare così. Speriamo solo che i sequel non sforino la doppia cifra.
postato da: MissVengeance alle ore 14/05/2008 17:10
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lunedì, 12 maggio 2008


(A domani)
postato da: MissVengeance alle ore 12/05/2008 13:50
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lunedì, 05 maggio 2008
- Ho visto Iron Man, ed è inutile scervellarsi ora che il raffreddore mi divora per scrivere un post facilmente riassumibile in una sola parola (che ovviamente è "ficatona"), ma prima o poi ci proveremo lo stesso, è una promessa.

- Ho visto il treno per Darjeeling. Ancora. E sarei capace di tornarci alla prima scusa. Fa uno strano effetto vedere tante volte un film in sala e testare le diverse reazioni del pubblico a seconda della fascia d'età prevalente che lo compone. All'anteprima di Novembre al cinema Nuovo Olimpia, e la scorsa settimana al Quattro Fontane, la media si manteneva intorno alla trentina. I cinema milanesi invece alla sera si riempiono di petulanti signore che commentano ad alta voce fra di loro per tutta la durata del film, con osservazioni che vanno dalla banalità sconcertante alla battuta fuori luogo, dalla risata inappropriata alla richiesta di delucidazioni (Ma perché sono scesi dal treno? Huhu si sono persi! Hai capito? Si sono persi! Ma era un treno!, e così via). Lo stesso pubblico che a roma popola le pomeridiane di Trastevere e Testaccio, insomma.

- Il nuovo trailer di The Dark Knight è bellissimo. Sul serio, bellissimo. L'avete già visto tutti, ma per ogni evenienza è qui.

- Hellboy faceva schifo. Beh, magari schifo no, però, ecco. Ma diciamolo pure, schifo. Ma se Hellboy 2 mantiene le sue promesse sarà enorme.

- Un altro invito, si può? Slowfilm/Iosif nella connection, subito.

To be continued.
postato da: MissVengeance alle ore 05/05/2008 17:32
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