Non è un paese per vecchi (No country for old men)
di Joel e Ethan Coen, 2007
1 - No country for young ladies
Per svelare la mia natura di reginetta del circolo letterario, partiamo dai difetti.
Il rammarico più grande di No country for old men è la scomparsa quasi totale delle splendide, granitiche figure femminili che popolavano il romanzo di Cormac McCarthy. Niente di indispensabile ai fini della trama, ma le donne del western sono da sempre un po' troppo sottovalutate, e qui ridotte a banali figurette di contorno. Solo la magnifica Kelly MacDonald si salva in corner, con il duetto finale che la vede protagonista e che suona quasi come un ravvedimento: "Uh già, c'erano anche le mogli, eheh, magari la prossima volta".

2 - Call it, friendo
Poi c’è il confronto diretto con There Will Be Blood, visto che sembra sia indispensabile schierarsi dall’una o dall’altra parte della barricata.
Mettiamola così: No country for old men e There will be blood sono film che viaggiano su due binari paralleli. Ci sono gli uomini, prima di tutto. C'è la Storia, nascosta dietro quei volti impassibili, che sembrano incisi come ferro rovente sul cuoio. C'è l'avidità e la follia. Eppure i risultati a cui si giunge sono diametralmente opposti.
Se il Petroliere lasciava addosso il bisogno impellente di gridare e scalpitare, un entusiasmo quasi infantile in cui crogiolarsi festanti, il film dei fratelli Coen è una cassa di dinamite inesplosa, pronta a saltare in aria al primo scossone. Si rimane in silenzio, interdetti. Terrorizzati all'idea di muovere un passo, incapaci di parlare. Non c'è veramente nulla che io possa dire per trasmettere il senso di vuota desolazione, calco perfetto del romanzo di McCarthy, che si forma nella testa quando il film finisce. Non c'è città abbastanza lontana, o motel abbastanza desolato per sfuggire, VECCHI ti troverà a farà di te quello che vuole, porgendoti beffardo una monetina. Testa o croce? Non lo so. Non me la sento. Non gioco la mia vita con una stupida monetina.
Gli Academy Awards hanno comunque visto prevalere i Coen, per quel che ce ne può fregare. Anzi, non ce ne frega niente. Loser is the new winner. Ci piace così tanto fare il tifo per i perdenti, poter parlare di genio incompreso e credere sotto sotto che il pubblico becero degli Oscar non si merita e non capisce un film come quello di Paul Thomas Anderson. E si, in effetti la penso più o meno così.
3) Evil don’t look like anything
(Ce l’ha eccome, una faccia)

No country for old men e There will be blood sono due film enormi, "larger than life", per usare un'espressione più centrata. Si reggono entrambi su due prove attoriali impressionanti, tanto forti e totali da mettere soggezione. C'è poi il sangue, la terra, ci sono quei paesaggi terribili e sconvolgenti che sono l'America così come ce la immaginiamo quando lasciamo perdere New York, i suoi grattacieli ed i club. È l'America come sognavamo da bambini, quando di Carrie Bradshaw non ci importava un fico secco ed inseguivamo un ideale fatto di terre brulle ed ostili, west selvaggio da conquistare un passo alla volta, dove ad ogni passo corrisponde un'oncia del nostro sangue versato.
Precisazione: troppo spesso si tende ad identificare il cinema western con il duello sotto il sole fra buono e cattivo, tra Clint Eastwood e Gian Maria Volonté, tra la fanteria e i pellerossa. No, ecco. Quello è un sottogenere. E' una parte del tutto, che da sola perde valore e significato. West è prima di tutto un'idea, un sogno, uno sguardo più luminoso e vivido verso il futuro, una continua brama di conquista, di evoluzione, di superamento di barriere. No country for old men è tutto questo, ma anche il suo declino e la sua distruzione.
Un uomo trova una valigetta piena di soldi. Un uomo la prende ed inizia a fuggire. Un uomo rovina la sua vita in un istante. Perché cazzo, verrebbe da chiedersi? Non c'è bisogno di altre motivazioni: è il far west, baby.
di Joel e Ethan Coen, 2007
1 - No country for young ladies
Per svelare la mia natura di reginetta del circolo letterario, partiamo dai difetti.
Il rammarico più grande di No country for old men è la scomparsa quasi totale delle splendide, granitiche figure femminili che popolavano il romanzo di Cormac McCarthy. Niente di indispensabile ai fini della trama, ma le donne del western sono da sempre un po' troppo sottovalutate, e qui ridotte a banali figurette di contorno. Solo la magnifica Kelly MacDonald si salva in corner, con il duetto finale che la vede protagonista e che suona quasi come un ravvedimento: "Uh già, c'erano anche le mogli, eheh, magari la prossima volta".

Poi c’è il confronto diretto con There Will Be Blood, visto che sembra sia indispensabile schierarsi dall’una o dall’altra parte della barricata.
Mettiamola così: No country for old men e There will be blood sono film che viaggiano su due binari paralleli. Ci sono gli uomini, prima di tutto. C'è la Storia, nascosta dietro quei volti impassibili, che sembrano incisi come ferro rovente sul cuoio. C'è l'avidità e la follia. Eppure i risultati a cui si giunge sono diametralmente opposti.
Se il Petroliere lasciava addosso il bisogno impellente di gridare e scalpitare, un entusiasmo quasi infantile in cui crogiolarsi festanti, il film dei fratelli Coen è una cassa di dinamite inesplosa, pronta a saltare in aria al primo scossone. Si rimane in silenzio, interdetti. Terrorizzati all'idea di muovere un passo, incapaci di parlare. Non c'è veramente nulla che io possa dire per trasmettere il senso di vuota desolazione, calco perfetto del romanzo di McCarthy, che si forma nella testa quando il film finisce. Non c'è città abbastanza lontana, o motel abbastanza desolato per sfuggire, VECCHI ti troverà a farà di te quello che vuole, porgendoti beffardo una monetina. Testa o croce? Non lo so. Non me la sento. Non gioco la mia vita con una stupida monetina.
Gli Academy Awards hanno comunque visto prevalere i Coen, per quel che ce ne può fregare. Anzi, non ce ne frega niente. Loser is the new winner. Ci piace così tanto fare il tifo per i perdenti, poter parlare di genio incompreso e credere sotto sotto che il pubblico becero degli Oscar non si merita e non capisce un film come quello di Paul Thomas Anderson. E si, in effetti la penso più o meno così.
3) Evil don’t look like anything
(Ce l’ha eccome, una faccia)

No country for old men e There will be blood sono due film enormi, "larger than life", per usare un'espressione più centrata. Si reggono entrambi su due prove attoriali impressionanti, tanto forti e totali da mettere soggezione. C'è poi il sangue, la terra, ci sono quei paesaggi terribili e sconvolgenti che sono l'America così come ce la immaginiamo quando lasciamo perdere New York, i suoi grattacieli ed i club. È l'America come sognavamo da bambini, quando di Carrie Bradshaw non ci importava un fico secco ed inseguivamo un ideale fatto di terre brulle ed ostili, west selvaggio da conquistare un passo alla volta, dove ad ogni passo corrisponde un'oncia del nostro sangue versato.
Precisazione: troppo spesso si tende ad identificare il cinema western con il duello sotto il sole fra buono e cattivo, tra Clint Eastwood e Gian Maria Volonté, tra la fanteria e i pellerossa. No, ecco. Quello è un sottogenere. E' una parte del tutto, che da sola perde valore e significato. West è prima di tutto un'idea, un sogno, uno sguardo più luminoso e vivido verso il futuro, una continua brama di conquista, di evoluzione, di superamento di barriere. No country for old men è tutto questo, ma anche il suo declino e la sua distruzione.
Un uomo trova una valigetta piena di soldi. Un uomo la prende ed inizia a fuggire. Un uomo rovina la sua vita in un istante. Perché cazzo, verrebbe da chiedersi? Non c'è bisogno di altre motivazioni: è il far west, baby.
postato da: MissVengeance alle ore 27/02/2008 16:48
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