sabato, 26 gennaio 2008
Nella penuria di cose da dire che mi accompagna in questi giorni difficili, ho deciso di inaugurare una rubrichetta settimanale, già andata in onda in forma sperimentale qualche mese fa: vi facevo vedere il video di Mika, Grace Kelly, quando ancora non era una canzone insopportabile ed inflazionata e nessuno riusciva a smettere di canticchiarla. Poi ho lavorato per due mesi in un luogo dove la radio era accesa tutto il santo giorno ed ho iniziato a odiarla, ma che c'entra, questo non toglie alcuna autorevolezza alla presente rubrica. Ehm.

Insomma. Il titolo "outing" tra l'altro è stato un po' frainteso proprio a causa di quel video, in realtà è solo un modo per avvisarvi che d'ora in avanti il sabato mattina vi propinerò delle canzoni socialmente inaccettabili che invece io ascolto fino alla nausea, contrariamente a quello che ci si aspetterebbe da una persona seria come me, solitamente dedita ad ascolti intellettualmente altissimi come gli Of Montreal, i Decemberists o la Bonzo Dog Doo-Dah Band (sono più seria di quanto potreste immaginare, quando dico che gli Of Montreal sono musica da intellettuali).

E comunque voglio vedere come farete, dopo Darjeeling Limited, a restare indifferenti al fascino rétro di Peter Sarstedt.

postato da: MissVengeance alle ore 26/01/2008 10:43
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categoria:musica, video, outing
mercoledì, 23 gennaio 2008
(Un altro post di servizio. Scusate l'assenza prolungata ma è proprio un periodaccio.)

Io ve lo dico, anche se è un po' tardi, nel caso a qualcuno fosse sfuggito. Questa sera all'auditorium, a Roma, si terrà un incontro con Tim Burton. Il biglietto d'ingresso costa 4 euro, ma ovviamente è già tutto esaurito da una settimana abbondante. Io però ho un biglietto in più, chi fosse interessato è pregato di contattarmi privatamente entro le 18.
postato da: MissVengeance alle ore 23/01/2008 13:24
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martedì, 22 gennaio 2008
postato da: MissVengeance alle ore 22/01/2008 23:39
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lunedì, 21 gennaio 2008
«Dici che la pioggia farà male a quella cassa da musica?»
 Mi alzai e guardai il fumo nero che usciva dalla locomotiva. C'era un'aria pesante e fredda, e la grossa spirale di vapore che correva bassa a lato del treno avvolgendosi su se stessa si mescolava ai banchi di nebbia nerastra dando vita a ogni genere di forma contorta. I cespugli e la vegetazione che crescevano lungo i binari parevano sagome di ubriachi che si rotolavano nell'erba in preda al mal di pancia. Quando i primi tre o quattro spruzzi di pioggia mi arrivarono in faccia dissi ai ragazzi: «Effettivamente quest'acqua non è proprio il massimo per la chitarra!»
 «Allora prendi questo maglione» saltò su il più piccolo «è tutto quello che ho, ma forse può servire. Avvolgilo intorno alla tua musica!»
 Sbattei le palpebre per liberarmi dell'acqua che mi riempiva gli occhi, e in un attimo lui si era snodato il maglione dal collo. Aveva una faccetta color tabacco, nera e marrone; sembrava un'immagine dipinta sul vetro di una finestra, che qualcuno cercasse di cancellare con uno straccio sporco.
 «Ehi, grazie tante!» dissi. «Almeno la riparerà da qualche goccia, no?» Infilai la maglia sulla chitarra, così come si veste un manichino in vetrina. Poi mi sfilai la camicia cachi nuova e ci misi anche quella; la abbottonai fino al colletto e legai le maniche intorno al collo. Risata generale. Quindi ci accoccolammo tutti in semicerchio voltando le spalle alla pioggia e al vento. «Cavolo, io posso anche infradiciarmi, ma devo tenere asciutto il mio buono-pasto!»
 Il vento prendeva di mira il nostro treno merci, e la pioggia cadeva a tutta birra innaffiando le nostre teste come una pompa antincendio dalla potenza di sessanta atmosfere. Ogni goccia che cadeva me la sentivo picchiare e bruciare addosso.
 Il compagno di viaggio negro rise e disse: «Ve la dico io la verità! Quando il buon Dio creò il Minnesota non riusciva a decidersi se fare un altro oceano o un altro pezzo di terra, così lasciò il lavoro a metà, piantò tutto lì e se ne andò a casa! Wow!» Si chinò e scosse la testa andando avanti a sghignazzare, e quasi senza che me ne accorgessi si sfilò la camicia blu da lavoro mettendomela in mano. «Ecco un'altra camicia per proteggere ancora meglio il tuo buono-pasto!»
 «Ma a te non serve per ripararti?» Non so neanche perchè glie lo chiesi, dato che stavo già rivestendo la chitarra con la sua camicia. Lui raddrizzò la schiena nel vento e si strofinò le palme delle mani sul torace e sulle spalle. E sempre ridacchiando buttò là: «Pensi che quella vecchia camicia da due soldi possa servire a qualcosa contro quest'ira di dio?»
 Quando abbassai di nuovo lo sguardo sulla chitarra che tenevo in braccio ci vidi sopra un'altra piccola camicia puzzolente. Non riesco a descrivere quello che provai quando le mie mani si posarono su quel pezzo di stoffa. Guardai quei bambini che erano già uomini, curvi, a torso nudo, che affrontavano il vento e la tempesta. La pioggia li sfiorava e schizzava dalle loro spalle per un raggio di almeno due metri. Non dissi una parola. Il piccolo teneva le labbra a imbuto, in modo che l'acqua gli scorresse in bocca come in un canale, e ogni tanto ne sputava fuori una boccata attraverso i denti in un lungo spruzzo sottile. Quando si accorse che gli tenevo gli occhi inchiodati addosso, sputò un'ultima boccata di pioggia dicendo: «Non ho sete».

Woody Guthrie (1912-1967).
(Traduzione di Cristina Bertea)
postato da: MissVengeance alle ore 21/01/2008 21:00
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giovedì, 17 gennaio 2008


Mi manca pochissssimo.
postato da: MissVengeance alle ore 17/01/2008 11:21
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sabato, 12 gennaio 2008
Non posso aspettare altri sei mesi per aggiornare la classifica delle "cose belle del 2007 che mi ero persa ma per fortuna eccole qui": i Polyphonic Spree causano in me reazioni esagitate a cui devo dare sfogo. Subito.
Proprio come era successo al primo ascolto di quello strano oggetto che era The Beginning Stages of... "Una meraviglia! Ancora!", pensavo. Però quando a giugno è uscito il loro terzo album io non mi sono accorta di niente, o peggio, credo di averne anche sentito parlare ma sono passata oltre facendo finta di nulla.

The Fragile Army si è presentato alla mia porta oggi, meno di due ore fa, nell'accattivante veste del puccissimo video di We Grow, in cui i VENTITRE membri della band canticchiano allegri, giocano con i loro paffuti figlioletti o con i pesci rossi nella boccia di vetro. Tèneri. Tutti e ventitré, tèneri. Tanto tèneri che al primo ascolto ho a malapena fatto caso alla canzoncina in sottofondo.



Però poi la canzone la riascolto ed è bella, è bellissima. E non è un fulmine a ciel sereno, tutto l'album è altrettanto gioioso, solare, brillante e carico di energia. È come se, dopo Funeral, gli Arcade Fire avessero scelto di proseguire sulla linea di Wake Up anziché di rivestire con quella patina sontuosa e tragica il nuovo album. Sono scelte. Loro la posa tragica e barocca (bella anche lei, eh, non è mica un caso se si trovano al quinto posto della top ten), i Polyphonic Spree quella saltellona e raggiante. Non lasciatevi trarre in inganno dalla brutta copertina qui a lato, se serve casomai riguardate questa, del 2003, che rende meglio l'idea di che gente siano, quei ventitré lì. Gente che a me piace proprio un sacco.



We Crawl (video)
postato da: MissVengeance alle ore 12/01/2008 19:53
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categoria:musica, video, 2007
mercoledì, 09 gennaio 2008
- Top ten -

1 I'm not there
2 Hot fuzz
3 Ratatouille
4 Zodiac
5 L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford
6 La promessa dell'assassino
7 Le vite degli altri
8 Paranoid Park
9 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni
10 Mio fratello è figlio unico

- bottom five -
(dove 1 corrisponde allo scempio totale e 5 allo scempio di media portata)

-1 The illusionist
-2 Seta
-3 Becoming Jane
-4 Across the universe
-5 Ocean's 13

- Premi collaterali -

Fuori per un pelo:
Paprika
Breakfast on Pluto
Crank

Miglior protagonista maschile:
Cate Blanchett (I'm Not there)
Kazunari Ninomiya (Letters from Iwo Jima)

Miglior protagonista femminile:
Cillian Murphy (Breakfast on Pluto)
Anamaria Marinca (4 mesi, 3 settimane, 2 giorni)

Camei che abbiamo apprezzato:
Bruce Campbell (Spiderman 3)
Vanessa Redgrave e Jérémie Renier (Espiazione)
Nick Cave (L'assassinio di Jesse James)

Camei che non abbiamo apprezzato:
Kim ki-duk in Soffio
Bono in Across the universe

Film di cui fra due mesi non vorrò MAI PIU' sentir parlare:
Espiazione

Gesto da fare per tutto il 2008:
Jog on!

Cose che ricorderemo sempre con grande emozione:
La scena della sauna (Eastern Promises)
L'omicidio del tassista (Zodiac)
La doccia (Paranoid Park)

Lacrime a fiume:
Il monologo finale di Espiazione
La recensione di Anton Ego (Ratatouille)
You can't stop the beat (Hairspray)

Film inizialmente sopravvalutati, poi rimossi nel giro di un mese:
Soffio
I Simpson

Nonostante il clamoroso ritardo sui tempi di consegna sono riuscita comunque a scrivere una top ten traballante, più o meno stabile fino alla quinta posizione, poi a continuo rischio ribaltamenti.
Consegna a chi, poi? In realtà ho iniziato a sentirmi picola e sola quando il 31 dicembre dall'oblio delle vacanze natalizie hanno iniziato a spuntare classificoni come funghi, tutti sorridevano dandosi amichevoli pacche sulle spalle, blogger scomparsi da mesi tornavano a scrivere, si assisteva a repentini tentativi di coercizione cinematografica, si litigava, poi si faceva la pace e tutti erano felici. Io stavo scrivendo la tesi, faccia al muro, in un angolino buio. Non c'era nessuna consegna, però ecco, non ho preso parte ai vespai e questo mi dispiace molto, ecco perché (certo non per pigrizia, figuriamoci) ho scritto una classifica piena di buchi, non ho recuperato nessuno dei film che mi ero promessa e ho optato per una grafica scarna, anti sensazionalista (ché le idee buone erano state già tutte prese).
postato da: MissVengeance alle ore 09/01/2008 13:04
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categoria:cinema, 2007, inutili classifiche
venerdì, 04 gennaio 2008

Succede che si perdono trasmissioni come questa:

 

 

Fortuna che c'è youtube, e che al pub sotto casa la tv è sempre sintonizzata su Mtv.
Per scoprire tante cose interessanti su Little Britain: qui, qui e, come al solito, qui.

(Nel frattempo, altrove, Sean Penn è stato scelto come presidente della giuria al 61° festival di Cannes. Cheers.)
postato da: MissVengeance alle ore 04/01/2008 16:11
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categoria:cinema, video, tv , youtube, little britain
giovedì, 03 gennaio 2008
Ci sarebbero molte cose da dire su L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford. A partire dal titolo, bellissimo, col suo tono cupo, drammatico ed epico, che lascia presagire la presenza di un alone di leggenda a ricoprire l'intera storia. E' un titolo che inganna, perché di mitico e leggendario c'è ben poco nella vicenda che narra il lento e straziante declino di Jesse James, un paranoico angelo della morte che tutti temono e nessuno ama.
Ci sarebbe molto da dire, insomma, ma stavo per finire col non dire nulla, perché è un periodo difficile, la tesi mi impegna tanto, e il poco tempo libero cerco di passarlo il più lontano possibile da questo aggeggio infernale e dalle sue invitanti lucine colorate.
Ho visto il film due giorni fa, infatti, e fino ad ora ero riuscita a resistere, a stare lontana dalla schermata di Splinder. Ma è impossibile arrivare in fondo a centosessanta minuti così e non dire nulla, fosse anche un sonoro sospiro di sollievo (in fondo, ecco, non come quello seduto dietro a me che ha sentito il bisogno di esprimere i suoi sentimenti a gran voce per tutta la durata del film).

Jesse James, dicevamo (Scusate ma tendo un po' a perdere il filo, in questi giorni).
Il tono epico preannunciato da quel titolo è un miraggio di cui scorgiamo il continuo luccicare in lontananza, e che non riusciamo mai a raggiungere e toccare con mano. In questo senso, il lavoro svolto da Andrew Dominik è tanto furbo quanto geniale: la scelta è quella di demitizzare Jesse, il bandito eroe del popolo, di lasciare alla voce narrante il compito di descriverci la sua grandezza ed il suo valore, mentre la camera non fa che mostrarci un uomo in declino, con un passato troppo glorioso per riuscire a contemplare l'idea del suicidio, con un presente troppo meschino per avere la forza di viverlo ancora.
Si dovrebbe parlare dell'assassinio di Robert Ford, allora, dei suoi sogni di bambino infranti nello scontro con la  cruda realtà, del tranello giocatogli da Jesse James che, approfittando delle sue debolezze e della sua delusione, gli ha messo in mano l'arma del boia, condannandolo ad una vita segnata dal rimorso, e privandolo del posto d'onore nella mitologia western che tanto agognava.


L’assassinio di Jesse James è un film magnifico, capace di cogliere e di sfruttare ogni respiro, ogni fruscio del vento, ogni cambio di espressione. Il merito va tanto agli attori, tutti, quanto alla delicata sensibilità del regista, dall’uso di una fotografia di così grande impatto alla scelta di utilizzare continui rimandi e citazioni ad alcuni fra i più famosi western atipici della storia del cinema (Il mucchio selvaggio di Sam Peckimpah per la scelta e l’uso dei personaggi secondari; Sentieri selvaggi di John Ford per la decisione di portare sullo schermo un personaggio protagonista che suscita così poca simpatia pur essendo tanto carismatico; I compari di Robert Altman per le atmosfere algide, la musica avvolgente, i paesaggi innevati; e poi basta perché in effetti la mia conoscenza del genere non va molto oltre, preferisco restare nel vago e non delimitarne i confini).



Un film certo non privo di difetti, a partire proprio dalla sua eccessiva lunghezza – non lentezza, sia chiaro, ho amato senza riserve quello splendido senso di attesa, dell’imminente arrivo di una catastrofe preannunciata dal cielo grigio, dal volo degli uccelli, dalla luce negli occhi dei fratelli Ford – e dalla scelta di introdurre un numero troppo elevato di personaggi secondari, difficili da gestire tutti insieme. Difetti secondari, però, che a distanza di un paio di giorni non sono più che ombre, alla luce del ricordo intenso ed emozionante lasciato dall’intera pellicola. Si sfiora il capolavoro.

postato da: MissVengeance alle ore 03/01/2008 18:25
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categoria:cinema, cinebloggers