giovedì, 29 novembre 2007
Rapidamente, che si brucia la cena.
La buona notizia è che  Radiohead hanno annunciato il tour europeo, e che il 18 Giugno 2008 suoneranno all'arena civica di Milano.
La cattiva è che i prezzi vanno dai 30 ai 50 euro più prevendita. Evidentemente quel "No really, it's up to you" non ha fruttato come speravano.
postato da: MissVengeance alle ore 29/11/2007 19:07
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categoria:musica, concerti, radiohead
lunedì, 26 novembre 2007
Questo non è un post. Questa non è una recensione. Sono solo considerazioni sparse, un modo come un altro per rassicurarvi che non ci saranno spoiler, non dirò nulla che possa rovinarvi il film. Perché The Darjeeling Limited, come del resto ogni film di Wes Anderson, va visto coi propri occhi senza filtri, senza anticipazioni. Senza farsi condizionare dai giudizi altrui. E' un cinema di cuore, di sguardi e di sorrisi sinceri, quelli che ti fanno innamorare a prima vista della ragazza incontrata sul treno - io personalmente non mi sono mai innamorata di nessuna ragazza sorridente vista di sfuggita su un treno, ma era per dare l'idea di quella cosa lì, di quell'insensato colpo di fulmine che stordisce e.. ma sto divagando. Andiamo con ordine.



Prima di tutto, ci sarebbe da risolvere tutta la questione Natalie-Portman-Nuda-coi-Calzini-Bianchi. La verità è che il film è inspiegabilmente iniziato in anticipo, quindi sono entrata in sala e Natalie è stata come una visione fugace, fulminea. In fondo Hotel Chevalier l'avevo già visto su youtube, quindi poco male. Però insomma, se come orario d'inizio scrivi 20.30 non puoi far partire la proiezione alle venti-e-dieci, così come non puoi vendere un numero di biglietti superiore a quello posti in sala, per dire. E' questione di buon senso oltre che di norme di sicurezza, eppure è andata proprio così. Bravi, eh.
La mia opinione comunque resta la stessa: oramai Natalie Portman va in giro gridando ai giornali "Mai più nuda! Santo cièlo, che cosa ho fatto!" quando in realtà si vede poco e niente, ed era palesemente più sexy e provocante (nonché fonte di forti dubbi sessuali per tutte noi sprovvedute giovinette) nei succinti panni della spogliarellista di Closer.

E ora, Darjeeling.

Ieri sera ho provato in ogni modo, prima di arrivare al cinema, a smontare almeno una parte delle mie esagerate aspettative. Non è servito a molto, per la verità, ma questo era facile da prevedere. Quello che non mi aspettavo invece era che il film potesse aggirarla, tutta quell'ansia da prestazione. Non superare le aspettative, non sbalordirmi e sorprendermi con un cambio di rotta radicale: The Darjeeling Limited è proprio quello che mi aspettavo dopo aver visto il trailer, ma lo è in modo diverso dal previsto. E' come andare a vedere un film sull'olocausto, sai già che milioni di ebrei moriranno ma che alla fine arriverà lo Schindler di turno a salvare tutti, ed effettivamente qualcuno arriva ma non è Schindler, sono gli ALIENI. Insomma, più o meno.

Non  voglio entrare nei particolari, ma tanta è la gioia provata alla scoperta che sì, il film è bello e sì, riprende tutti i temi cari a Wes Anderson: l'importanza dei legami familiari, la ricerca di una figura genitoriale, la mania per i dettagli e le nevrosi dei protagonisti, i loro sguardi puntati dritti dentro la macchina da presa, fissi sugli occhi dello spettatore, e poi l'importanza delle proprie ferite e cicatrici, di un passato che lascia i segni addosso e non può essere semplicemente messo da parte e dimenticato - tutto questo c'è, lo si capiva perfettamente anche dal trailer, ma nonostante le molte ed evidenti citazioni, Darjeeling non è un altro Steve Zissou. Se esco di sala con gli occhioni lucidi e il cuore gonfio di gioia è anche perché Jason Schwartzman non ha nulla da spartire col Max Fischer che abbiamo amato in Rushmore, i tre fratelli Whitman non sono i fratelli Tenenbaum. Ma sono - ancora, evviva - l'ennesima sgangherata famiglia di cui vorremmo disperatamente fare parte. I always wanted to be a Whitman.

Questo non è un post. Questa non è una recensione. Questa è una spudorata dichiarazione d'amore. Il mondo sarebbe un posto migliore in cui vivere se i personaggi di Wes Anderson fossero reali.


postato da: MissVengeance alle ore 26/11/2007 10:10
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categoria:cinema, wes anderson, darjeeling limited
domenica, 25 novembre 2007
Bene, oramai che il biglietto per stasera è al sicuro fra le mie avide manine possiamo anche parlarne.


Finisce oggi a roma il festival Asiatica Film Mediale, di cui non parleremo visto che non saprei cosa dire: ho saputo della rassegna troppo tardi e non sono riuscita a vedere nulla, MA! L'ultimo film in programma, proprio oggi, proprio a Roma, al cinema Nuovo Olimpia (Sala B) alle ore 20.30 è DARJEELING LIMITED, del caro Wes Anderson, quello che noi tutti amiamo. Quel Darjeeling Limited preceduto dal corto Hotel Chevalier. Quello con Natalie Portman Nuda coi Calzini Bianchi.
Il film non ha ancora una data di uscita ufficiale in Italia, ma si parla approssimativamente di Marzo 2008. Dunque se siete in zona e non potete (giustamente) aspettare altri cinque lunghi e dolorosissimi mesi, non esitate!  Il prezzo della felicità è di soli quattro euro!

postato da: MissVengeance alle ore 25/11/2007 17:08
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categoria:cinema, wes anderson, darjeeling limited
giovedì, 22 novembre 2007
Come preannunciato, ecco qui il post delle canzoni della felicità. Non potevo lasciarmi prendere dalla tristezza ancora a lungo, non è da me e di certo non è questo lo spirito adatto per affrontare il noioso lavoro della tesi.

[Nota a margine: ovviamente dico questo dopo aver parlato con il relatore, ieri mattina, il quale contro ogni nera previsione è stato gentilissimo e mi ha restituito coraggio e fiducia in me stessa, mi ha rassicurato dicendo di non preoccuparmi sin d'ora delle scadenze burocratiche e dei miei dubbi sulla laurea specialistica. Altrimenti altro che buonumore, sarei qui a sentire Needle in the Hay guardandomi tristemente allo specchio]


Ma torniamo al punto. La scelta stavolta è stata più ardua e ponderata, ho dato la precedenza agli album e nonostante abbia trasformato in top 10 la lista delle canzoni ho comunque lasciato fuori molte cose importanti (ad esempio: Hotel Yorba dei White Stripes ha un video troppo brutto e deprimente per meritare un posto nell'angolino della gioia, ed ho accuratamente evitato il 2007 per non rovinarmi il classificone di fine anno), ma comunque sono mediamente soddisfatta del risultato. Per facilitare le cose, ho riempito la classifica di link a youtube, se proprio non avete niente da fare.
E ora bando alle ciance.

-Parte prima - Le canzoni-


10) Johnny Cash – Folsom Prison Blues
9) The Beatles - I am the walrus. Questa la conoscete tutti, dai. Ecco perché invece di linkare il caro John vi presento un paio di cover: Jim Carrey (si, quel Jim Carrey) e Bono Vox (in una scena del già sufficientemente denigrato Across The Universe). Io preferisco la prima, non so voi.
8) Talking Heads - Psycho Killer (best live solo performance ever?)
7) Malajube - Montreal -40°C (una sola parola: PUCCI)
6) Nada Surf - Blankest Year
5) Sufjan Stevens - Chicago. Purtroppo non riesco a trovare un video decente per questa canzone, quindi al posto di Youtube, ecco a voi questa sgargiante foto, in cui Sufjan suona il banjo vestito da farfalla strano animale piumato. (E' un monito: la userò ogni volta che qualcuno mi dirà che Kevin Barnes è buffo)
4) T Rex – Jeepster
3) Arcade Fire - Neighborhood#1
2) Calexico - Crystal Frontier (Qui il live con la Mariachi Band, qui un breve spezzone del concerto alla Roundhouse di Londra, il 5 Novembre 2006, con Beirut e a Hawk and a Hacksaw. Io c'ero, ma non lo dico certo per farvi invidia)
1) The Flaming Lips - Yeah Yeah Yeah Song

-Parte seconda - Gli album -

5) Bruce springsteen - We Shall Overcome - Non so se ve l’hanno mai spiegato, ma banjo è sinonimo di felicità. E questo album è la festa folk, se c’è una cosa che rimpiango è di averlo scoperto troppo tardi ed essermi persa le date italiane di quel tour. Ma tanto ci vediamo la settimana prossima, Bruce. Yo.
(Old Dan Tucker, live in Indianapolis)



4) Andrew Bird - The Mysterious Production of Eggs - Forse sembrerà strano, ma una delle cose che più mi mettono di buon umore è fischiettare. Ora, per una fischiettatrice cronica come me, Andrew Bird è un po’ un padre spirituale. Perché lui non fischia, ma (nomen omen) cinguetta. Non ci credevo finché non l’ho visto a Parigi la scorsa settimana, è capace di raggiungere note appena udibili dall’orecchio umano. E come se non bastasse ha anche una voce straordinaria. Io voglio diventare come lui.
(A Nervous Tick Motion - Fake Palindromes, live@Bonnaroo)

3) Violent Femmes - s/t - Semplicemente, se si possiedono gambe funzionanti, è impossibile tenerle ferme ascoltando i Violent Femmes. Sentire Gone Daddy Gone è scoprire, all’improvviso, che lo strumento più figo del mondo è lo xilofono. Provare per credere. (il video di Add it Up lo avevo già linkato qui, quindi evito di ripetermi)




2) The Shins - Chutes Too Narrow - Dieci canzoni, poco più di mezz'ora. Ma quei trentaquattro minuti sono un concentrato di buonumore e felicità, dalla prima all’ultima nota. James Mercer dovrebbero venderlo in farmacia al posto degli antidepressivi.
(So Says I - Saint Simon)




1) The Decemberists - discografia completa - Mi sembra di averli già nominati, questi qui. Se proprio non vi ricordate (vergogna), andate a ripassare il video di 16 Military Wives, possibilmente canticchiando “laaa dee daa dee daaa”





Ecco, ho finito. Se siete arrivati fin qui avete veramente molta, molta pazienza. Tornerò anche a parlare di cinema un giorno. Ad esempio il 25 Novembre, dopo aver visto The Darjeeling Limited.
postato da: MissVengeance alle ore 22/11/2007 11:30
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categoria:musica, video, top five, inutili classifiche
martedì, 20 novembre 2007
Sono giorni nostalgici. Sono giorni, per di più, in cui dovrei dedicarmi anima e corpo alla tesi, il che acuisce ogni sorta di tristezza, dipendente e non dai problemi universitari. E' quindi giunto il momento ideale per stilare la mia top five della malinconia, delle cinque canzoni che più mi fanno piangere. Quelle che se ascoltate al mattino appena svegli tolgono ogni voglia di mettere il naso fuori dalle coperte. Che magari se sei di buonumore non ti rovinano la giornata, ma poco ci manca.
Ebbene, eccoci qua: Lasciamo fuori classifica i cantanti morti suicidi perché a tutto c'è un limite, dai. E lasciamo stare anche le canzoni dei musical, visto che se ne è già parlato di recente.

5 - Arab Strap - There is No Ending
in realtà è forse l'unica canzone allegra degli Arab Strap, ma sapere che ora Aidan Moffat e Malcolm Middleton hanno intrapreso strade diverse trasforma il brano in una sorta di malinconico testamento artistico, e finisce sempre per commuovermi

4 - Radiohead - How to Disappear Completely
Questa non ha bisogno di grandi presentazioni. "I'm not there - This isn't happening" è una frase che parla da sola. Sigh.

3 - The Mountain Goats - Woke Up New
Questa canzone è veramente un colpo basso. Non si tratta più di malinconia di sottofondo, ma di sconforto totale. Racconta il primo risveglio nella casa deserta, lei se n'è andata la sera prima. E lo racconta con tanto candido dolore da mettere addosso il magone anche nella più solare delle giornate. A volte ascoltandola mi chiedo come quest'uomo sia ancora vivo.
 
2 - Mojave 3 - Prayer for the Paranoid
"The Paranoid" sono io - lo dico per chi mi conosce ancora poco - e come nel più drammatico dei melodrammi (e non ho ancora visto Angel di Ozon, non oso immaginare cosa potrebbe accadere dopo!) una canzone come questa mi trasforma nella tragica eroina in attesa del ritorno del suo grande amore dalla guerra. Lacrime, lacrime.

1 - Vic Chesnutt - Marathon
questa è in assoluto la canzone più bella e straziante del 2007. Non finirò mai di ringraziare chi indirettamente me l'ha fatta scoprire, perché in caso contrario non avrei mai avuto occasione di sentirla live a Parigi, la scorsa settimana. L'intensità e la forza vocale, la perfezione negli arrangiamenti e la malinconia del testo, tutto racchiuso nello spazio esiguo del palco della Cigale, tutto opera di Vic Chesnutt, un uomo di una grandezza unica e speciale. Marathon, "come se i cancelli del paradiso e dell'inferno si aprissero e precipitassero l'uno nell'altro". E' una citazione di Will Sheff, ma non saprei davvero rendere meglio l'idea.

Se ho lasciato fuori nomi importanti in parte è perché non avrei saputo che canzone scegliere fra le tante. Ecco quindi, più brevemente, la top five degli album lacrimogeni:

5 - Radiohead - The Bends







4 - Matt Elliott - Drinking Songs







3 - Okkervil River - Black Sheep Boy







2 - Bright Eyes - Fevers and Mirrors (*)







1 - Neutral Milk Hotel - In The Aeroplane Over The Sea (**)







(*) Se fosse solo questione di Tristezza, Fevers avrebbe la palma d'oro senza alcuna difficoltà. Ma chi ha ascoltato il n.1 può capire cose intendo.
(**) E' come Anton Ego che mangia la ratatouille e torna ai giorni della sua infanzia: ridiamo e piangiamo allo stesso tempo, ma con forza e coinvolgimento mille volte maggiori. Non vi è mai capitato di sognare di costruire una macchina del tempo solo per andare a salvare Anna Frank, vero? A me si.
postato da: MissVengeance alle ore 20/11/2007 21:55
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categoria:musica, top five
lunedì, 19 novembre 2007
Sentire For Real dal vivo per la prima volta è un'esperienza incredibile. La musica esplode e poi si ferma all'improvviso, prende fiato un momento per poi detonare ancora più energicamente. Ti coglie alla sprovvista, con quell'intro strumentale che fa suonare un campanellino nella tua testa (il campanellino grida "mogwai?!")
Sentire For Real per la seconda volta è quasi meglio della prima: passato l'effetto sorpresa hai la possibilità di goderti quella meraviglia di intro in ogni dettaglio, di sorridere dello stupore sulle facce degli altri spettatori che, come te la prima volta, ci mettono un po' a capire cosa sta succedendo.
Ma sentire For Real per la terza volta è puro masochismo, soprattutto se sai che è l'ultima, soprattutto se finisce e Will Sheff attacca con Westfall, e sai che significa che sarà l'ultima canzone prima dell'encore. Soprattutto se non sai quando ci sarà una quarta volta.

Negli ultimi sette giorni ho visto tre concerti degli Okkervil River. Se un mese fa mi avessero detto che avrei passato una settimana come questa non ci avrei creduto, perché è stato tutto troppo perfetto per essere vero. Parigi, Andrew Bird, morire di freddo sulla cima della torre Eiffel, il museo d'Orsay, Vic Chesnutt (su Vic Chesnutt ci sarebbe da parlare per ore, forse lo farò nei prossimi giorni, vedremo), poi Firenze e ancora Roma, c'è da averne abbastanza per i prossimi dieci anni e invece no, a fine serata siamo lì a cercare di convincere Travis il batterista ad aggiungere un altro paio di date italiane a Febbraio, quando torneranno in Europa per suonare a Londra, dove i due cioncerti in programma nei prossimi giorni sono già sold out. C'è brava gente, a Londra. Non come a Firenze, dove il pubblico freddino se ne sta pigramente poggiato alla balaustra della balconata, tanto che Will Sheff, nella vana speranza di risvegliarli dal torpore, gli dedica John Allyn Smith Sails (non pensiate che si tratti di un gesto galante, parla di suicidio).
A Roma invece le cose vanno diversamente. Il pubblico è esaltatissimo, le mani battono a ritmo, quando va via la luce nessuno si scompone e lo show prosegue in acustico per qualche minuto (con una versione parzialmente improvvisata di Happy Hearts, ma a non ricordarsi le parole tanto valeva fare Blanket and Crib, no? No. Uffa.) e stavolta sentire John Allyn Smith Sails non mi fa sorridere. Scende invece una lacrima incredula e non mi sembra possibile che sia già finito tutto. Sono stati sei giorni bellissimi, ho incontrato e conosciuto persone meravigliose, scambiato regalini, bevuto fino a non capire in che lingua stavo parlando - non che ci voglia poi molto, ehm - camminato, soprattutto, davvero troppo per le mie fragili gambette, ma ne è valsa la pena e rifarei ogni passo.

Grazie a chi c'era.

postato da: MissVengeance alle ore 19/11/2007 10:00
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categoria:concerti
domenica, 18 novembre 2007


13/11/2007 - Okkervil River, live @La Cigale, Paris.
16/11/2007 - Okkervil River, live @Viper, Firenze.
17/11/2007 - Okkervil River, live @Circolo degli Artisti, Roma.
postato da: MissVengeance alle ore 18/11/2007 12:27
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categoria:musica, video, 2007
venerdì, 09 novembre 2007
Sleuth - Gli insospettabili
di Kenneth Branagh (2007)

Prima di iniziare a parlare di questo film, partiamo da tre punti fondamentali:

1) Non ho visto lo Sleuth del 1972 con Lawrence Olivier vecchio e Michael Caine giovane.
2) Probabilmente se l'avessi visto sarei stata spinta a fare dei confronti fra i due film, ma vedendo il pomodorometro al 38% ho il sospetto che il pregiudizio dato da questo precedente sia, come dire, eccessivo. O sbaglio?
3) Che razza di sottotitolo è "gli insospettabili"?

Bene, possiamo cominciare.

Qualche giorno fa ho letto per la prima volta La Casa del Sonno, di Jonathan Coe. In uno dei primi dialoghi del libro, un gruppo di studenti discute animatamente su Harold Pinter, qui nel ruolo di sceneggiatore (e breve comparsa): "è un misogino, odia le donne", sostiene con fermezza la femminista lesbica di turno. Io credo che sbagliasse, o che perlomeno Sleuth è sì la dimostrazione di una forte misoginia, ma di un'ancora più forte e generica misantropia: la donna che i due uomini si contendono inizialmente, di cui sentiamo tanto parlare ma che non possiamo vedere, è solo un pretesto per dare vita alla girandola d'odio e cinismo in cui i due magnifici protagonisti precipiteranno in caduta libera, solo il punto di partenza per raccontarci i perversi risvolti dell'umano egocentrismo.



Il maggior difetto imputabile al film è certo la struttura assolutamente teatrale dei dialoghi e dell'intera vicenda, ma Branagh che è avvezzo alle trasposizioni di questo genere non si è certo lasciato scoraggiare. Si sarà probabilmente chiesto cos'è che il cinema può aggiungere ad un copione di questo tipo, ed ha sfruttato al meglio l'ovvia risposta: i due protagonisti, soprattutto nella prima parte, si spostano continuamente da una stanza all'altra della casa, questa sorta di futuristico castello di Dracula, con stanze e passaggi segreti, inquietanti geometrie e giochi di luce. C'è poi un uso imponente della tecnologia che, sempre nella prima parte del film, sfrutta l'uso di schermi, riflessi e telecamere nascoste per mostrarci solo inquadrature sghembe dei due attori, quasi a volercene impedire una rapida identificazione. Tutto questo tende a sparire nella seconda metà, quando le carte in tavola sono state scoperte ed il sottile gioco psicologico si trasforma in guerra aperta: gli occhi diventano il punto focale, i due corpi sono inquadrati mettendo in risalto i piccoli dettagli (altra operazione non attuabile in teatro) ed è l'azione fisica ad avere la meglio su quella "meccanica" della macchina da presa.



Ma spendiamo ancora qualche parola sui due attori: Michael Caine, nel ruolo dell'anziano ed egocentrico scrittore di polizieschi Andrew Wyke, e Jude Law, aspirante attore (o parrucchiere?) di origini italiane (ma forse ungheresi) che ha soffiato la moglie a Wyke ed è venuto per convincerlo a concedere il divorzio alla donna, ingaggiano quella che potrebbe sembrare una gara di bravura. Il perfido Caine ha dalla sua l'esperienza data dall'età, ed inoltre gioca "in casa" (il ruolo di Jude Law fu suo nel 1972), proprio come il suo personaggio. Law invece ha tutto da dimostrare, ed appare inizialmente impreparato alla sfida. Sarà l'onta subita nel primo atto a spingerlo al massimo delle proprie capacità e a trasformarlo in quella perfetta maschera di bellezza e perfidia che vediamo ridere, gridare, ammaliare e provocare il suo duellante.



Forse questo remake non aggiungerà nulla di nuovo alla storia del cinema, ma non è cosa da tutti i giorni avere l'opportunità di vedere due attori così malvagiamente dotati lanciarsi in un combattimento ad armi pari, fosse anche solo per questo varrebbe la pena di spendere quei sette euro - e qui già sento le proteste per aver messo Caine e Law sullo stesso piano, ma guardateli mentre si seducono a vicenda, in piedi di fronte a quel letto nero, guardateli, e poi mi saprete dire chi dei due sarà il vostro sogno erotico ricorrente per i prossimi anni.
postato da: MissVengeance alle ore 09/11/2007 08:49
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categoria:cinema, cinebloggers
mercoledì, 07 novembre 2007
Vi stavate abituando al ritmo di cinque-sei post a settimana? Beh iniziavo a divertirmi anche io, ma la triste realtà mi rimette coi piedi per terra e mi ricorda che è giunto il momento di dedicarsi anima e corpo alla tesi. Questo non significa che sparirò per i prossimi due mesi, ma inizio a non poterne più e voglio solo che finisca presto, quindi se non mi vedrete così spesso da queste parti, sapete il motivo.
postato da: MissVengeance alle ore 07/11/2007 09:11
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martedì, 06 novembre 2007


Non mi viene in mente molto altro da dire.
Ciao, Enzo.
postato da: MissVengeance alle ore 06/11/2007 08:44
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