mercoledì, 31 ottobre 2007


Vi spiego. La Gazzetta di Oklahoma indice ogni anno una parata di Halloween, ed ha chiesto aiuto ai Flaming Lips (cui la città ha già intitolato una strada, ricordiamo) di contribuire allo spettacolo. Così Wayne e soci hanno organizzato la "death march", la marcia dei mille scheletri. Per "onorare e glorificare la bellezza della morte, la sconfinata fiamma dell'amore e della vita".
Un po' come se Veltroni stasera chiedesse non so, ai Micecars, di sfilare con un manipolo di mostri per via del Corso.
Dite che per l'anno prossimo ce la facciamo?
 
postato da: MissVengeance alle ore 31/10/2007 19:05
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categoria:halloween, flaming lips
martedì, 30 ottobre 2007


There is a pleasure in the pathless woods,

There is a rapture on the lonely shore,
There is society, where none intrudes.
By the deep sea, and music in its roars;
I love not man the less, but nature more.



Sono giorni che rimando. Non ci provo neanche, a dire il vero. Non ho voglia di parlare di Into The Wild perché vorrei tenerlo solo per me il più a lungo possibile, aspettare magari una seconda più ponderata visione prima di esprimere un giudizio vagamente sensato.
Quindi quello che state per leggere, siete avvisati, non è che uno sproloquio sentimentale ed incoerente. Buona fortuna.



Non so spiegare come mai Into The Wild mi abbia fatto questo effetto, ma a quattro giorni di distanza dalla visione continuano a tornarmi in mente dettagli del film, frasi, personaggi, sguardi incantati e sorrisi.
La storia di Alex/Christopher McCandless non può che ricordare quella di Timothy Treadwell (il "Grizzly Man" di Werner Herzog), non solo per i più evidenti punti in comune (l'Alaska, l'amore per la natura) ma per qualcosa di più profondo racchiuso nella loro visione della vita, nascosto dietro a quegli occhi sorridenti: di fronte al loro progetto folle e ambizioso si rimane affascinati e sconvolti allo stesso tempo, ma la purezza e la profondità delle loro parole è tanto forte e trascinante da scatenare immediata simpatia nello spettatore e in chiunque abbia avuto la fortuna di incontrarli e conoscerli.



Quello che Sean Penn ci racconta è proprio questo: Into the Wild è la storia di un ragazzo partito per cercare se stesso che finisce col conquistare il cuore e stravolgere il destino di chiunque entri in contatto con lui. Spettatori compresi.
Vorrei dire molte altre cose, cercare di spiegare in modo più razionale cosa renda Into The Wild un film tanto meraviglioso, ma l'unico modo per rendersene conto da soli è vederlo - purtroppo non è dato sapere quando (si parla di gennaio/febbraio 2008) - nel frattempo trastullatevi col bellissimo sito ufficiale: www.intothewild.com o ascoltate la colonna sonora di Eddie Vedder, in streaming su Myspace.
postato da: MissVengeance alle ore 30/10/2007 13:04
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categoria:cinema, festa del cinema di roma
lunedì, 29 ottobre 2007
Juno è un film adorabile. Juno sembra il film fatto apposta per me. E' divertente, fa ridere ma non in modo stupido, ha le canzoni giuste nella colonna sonora, non cerca di vendere nessuna moraletta da quattro soldi. Ha i titoli di testa pucci, che sanno di quadernone a quadretti e pennarelli del supermercato. Ha Ellen Page, che è bellissima e bravissima e che tutti vorremmo invitare al MacDonald's, portare al parco giochi e fare nostra per sempre (sapere che è già maggiorenne è un sollievo per molti). E Juno, lei parla dei Sonic Youth e di Iggy Pop, suona la chitarra e canta, persino. Che tenera. Ha un furgoncino blu un po' scassato. Mh, mi ricorda qualcosa, chissà. All'inizio del film se ne va in giro con una felpina tutta rossa e il cappuccio tirato sulla testa. Come in Hard Candy, si!



Ecco. Juno finisce ed io piango come una mammoletta, esco di sala gioiosa ed in pace con il mondo, ma più passa il tempo e più cresce il sospetto di essermi fatta fregare. Juno è e rimane un film piacevolissimo da vedere, simpatico e divertente, proprio come Little Miss Sunshine. Un po' troppo come Little Miss Sunshine. Non ci posso far niente ma l'unico pensiero che continua a girare in testa è di essere il target perfetto di un film come Juno. Io non voglio essere il target di un bel niente, e non vale attirarmi con le caramelline (leggi: Belle and Sebastian) per avere il mio appoggio. Ce l'avreste lo stesso il mio appoggio, e io non sentirei questo sottocutaneo senso di frustrazione che grida "ti hanno fregata! Sei inquadrata! Ti credi alternativa e invece sei come altri milioni di ventenni americani!". Invece così non posso far altro che abbassare lo sguardo e ammettere che forse è proprio così.
postato da: MissVengeance alle ore 29/10/2007 17:45
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categoria:cinema, festa del cinema di roma
domenica, 28 ottobre 2007
Bene. Cercherò di essere breve, nei limiti del possibile.

Things We Lost in the Fire non è un film BRUTTO. Trascende questo concetto, se possibile lo oltrepassa e gli fornisce una nuova definizione. Benicio Deltoro è un eroinomane. Il suo migliore amico, benestante, pulito, sposato con una donna che lo odia, muore in un tragico incidente. La donna in questione che, ricordiamo, lo odia, lo accoglie in casa sua, dove vive con due figli piccoli. Credibile fin qui, no? Poi c'è il vicino di casa. Deltoro si presenta a lui così: "Ciao, sono un EX eroinomane". Il vicino, ovviamente, prima lo invita a fare footing assieme tutte le mattine, poi gli offre un lavoro nel settore immobiliare. Nel frattempo i bimbi si affezionano, la madre lo desidera e si fa tirare le orecchie (giuro) ma poi lo caccia, lui si droga ancora, lei si pente e.. continuo? Basta così, sarà meglio.
Things we lost in the fire lascia degli interrogativi molto forti, ad esempio "Perché, Benicio?" o più semplicemente "Perché?". Si tratta infatti di un melodramma inutile e prevedibile, che provoca sconforto e sfiducia nei confronti del futuro del cinema americano e forti dubbi sull'attendibilità di rottentomatoes (il 66% è fin troppo). Atroce.



El Pasado (di cui non trovo altre foto decenti) invece è un film strano, che credo di aver vissuto particolarmente male perché somiglia inspiegabilmente alla somma di tutti i miei peggiori incubi, moltiplicati per cento.
Gael Garcia Bernal è un giovane traduttore e interprete (le lingue tradotte: inglese e francese), ma col passare degli anni inizia a soffrire di amnesie linguistiche e non riesce più a tradurre nulla. Insegue un qualche tipo di serenità sentimentale, ma se da una parte commette valanghe di errori, d'altro canto ha sul collo il fiato costante di un passato che non intende lasciarlo libero, che lo perseguita e lo costringe a vivere un destino circolare, da cui non trova vie d'uscita (Mancavano le grate e il ritorno sui banchi del liceo e poteva essere il mio Mulholland Drive, insomma). E' un gioco un po' perverso ma affascinante, che pecca forse di eccessiva prolissità ma recupera punti col suo finale incerto e atemporale.

Across The Universe è la delusione del secolo. Valido mi aveva anche avvisato, ma non riuscivo ad immaginare come potesse uscire qualcosa di brutto da un film che basa la sua essenza sulle parole e sulla musica dei Beatles. Per dire, i Beatles stessi sono riusciti a fare tre film (di cui due abbastanza insignificanti, diciamolo) in cui l'estetica musicale (che diavolo sto dicendo?) prendeva vigorosamente il sopravvento sulla trama, ed il risultato era comunque più che gradevole (eccellente, nel caso di Yellow Submarine).



Il difetto più grande di Across the Universe però sta proprio nel fatto di non riuscire minimamente a cogliere l'essenza dei Beatles. Intanto non c'è un briciolo di autoironia, componente a dir poco essenziale dell'amato quartetto di Liverpool. I protagonisti cantano come se avessero preso lezioni nella scuola di Saranno Famosi, sono inespressivi e non riescono a creare il minimo coinvolgimento emotivo. Per non parlare delle scene del tutto casuali ed inutili (penso a Let it BE o I Want To Hold Your Hand), che sembrano lì solo per aumentare il numero di canzoni presenti (pensa! ce ne sono trentatré!). Detto questo, è evidente che qualsiasi trovata carina o interessante (la scena di Mr Kite è notevole) e la ricchezza visiva del film perdono valore, totalmente schiacciate dagli aspetti negativi della pellicola.

Ed ora, un piccolo estratto dal film:



A presto per i film BELLI.
postato da: MissVengeance alle ore 28/10/2007 13:53
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categoria:cinema, festa del cinema di roma
domenica, 28 ottobre 2007
Su Amazon c'è scritto che esce il 30 Ottobre.
Voi ci credete? Io no, visto che l'ho comprato oggi pomeriggio.



Cd1

1. All Along the Watchtower - Eddie Vedder & The Million Dollar Bashers
2. I'm Not There - Sonic Youth
3. Goin' To Acapulco - Jim James & Calexico
4. Tombstone Blues - Richie Havens
5. Ballad Of a Thin Man - Stephen Malkmus & The Million Dollar Bashers
6. Stuck Inside Of Mobile With the Memphis Blues Again - Cat Power
7. Pressing On - John Doe
8. Fourth Time Around - Yo La Tango
9. Dark Eyes - Iron & Wine & Calexico
10. Highway 61 Revisited - Karon O & the Million Dollar Bashers
11. One More Cup Of Coffee - Roger McGuinn & Calexico
12. The Lonesome Death Of Hattie Carroll - Mason Jennings
13. Billy 1 - Los Lobos
14. Simple Twist Of Fate - Jeff Tweedy
15. Man In the Long Black Coat - Mark Lanegan
16. Senor (Tales Of Yankee Power) - Willie Nelson & Calexico


Cd2

1. As I Went Out One Morning - Mira Billotte
2. Can't Leave Her Behind - Stephen Malkmus & The Million Dollar Bashers
3. Ring Them Bells - Sufjan Stevens
4. Just Like a Woman - Charlotte Gainsbourg & Calexico
5. Medley: Mama, You've Been On My Mind/A Fraction Of Last Thoughts On Woody Guthrie - Jack Johnson
6. I Wanna Be Your Lover - Yo La Tango
7. You Ain't Goin' Nowhere - Glen Hansard & Marketa Irglova
8. Can You Please Crawl Out Your Window? - The Hold Steady
9. Just Like Tom Thumb's Blues - Ramblin' Jack Elliott
10. The Wicked Messenger - The Black Keys
11. Cold Irons Bound - Tom Verlaine & the Millions Dollar Bashers
12. The Times They Are a Changin' - Mason Jennings
13. Maggie's Farm - Stephen Malkmus & The Million Dollar Bashers
14. When the Ship Comes In - Marcus Carl Franklin
15. Moonshiner - Bob Forrest
16. I Dreamed I Saw St. Augustine - John Doe
17. Knockin' On Heaven's Door - Antony & The Johnsons
18. I'm Not There - Bob Dylan with The Band

postato da: MissVengeance alle ore 28/10/2007 01:58
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categoria:musica, cinema, soundtracks
sabato, 27 ottobre 2007
Juno El Pasado

Across The Universe Things We Lost in the Fire

Into The Wild.

(Ci scusiamo con K. per il furto di titoli)
postato da: MissVengeance alle ore 27/10/2007 11:46
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categoria:cinema, foto, festa del cinema di roma
mercoledì, 24 ottobre 2007
Cominciamo bene, eh.
postato da: MissVengeance alle ore 24/10/2007 09:40
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martedì, 23 ottobre 2007
Ho dormito poco in questi giorni, sono sempre tornata a casa piuttosto tardi e per misteriose ragioni riguardanti sveglie biologiche impazzite non sono mai riuscita a restare a letto oltre le sette e mezza del mattino. Quindi, rapidamente e sinteticamente, facciamo un bilancio di questa mia prima parte di festa del cinema 2007.

Rendition
è un film BRUTTO. Alla fine della proiezione tutti applaudivano commossi, Jake Gyllenhaal sgattaiolava fuori dalla sala ed io non capivo.
C'è questa specie di Nouvelle Vague del male che sta sbocciando da qualche anno a questa parte, di cui fanno parte personaggi come Inarritu, Haggis e Soderbergh, presunti registi impegnati che riescono sempre a reclutare un cast stellare per raccontare storie di denuncia. E che denuncia! Funziona così: si prendono due-tre storie, possibilmente disseminate per il mondo (una delle quali negli Stati Uniti), si uniscono tramite il filo rosso del destino crudele e si fa vedere quanto male c'è su questo bel pianeta. Lo sapevate che esiste una cosa chiamata terrorismo? E che gli americani dopo l'11 Settembre sono diventati paranoici e cattivi? E che la discriminazione razziale è sempre più forte ed implicita nella nostra cultura? Sapevate che in alcuni paesi del mondo (anche i più insospettabili come l'amena repubblica Sudafricana) si pratica ancora la tortura per estrarre informazioni agli indagati? Incredibile, mh?
E c'è ancora gente che ci casca. Nel caso specifico oltretutto la componente "violenta" del film lascia piuttosto spazio a scene che ricordano i momenti peggiori di Come Te Nessuno Mai, i cattivi hanno personalità e spessore pari a zero, non c'è neanche la speranza di un finale che lasci l'amaro in bocca, che provi non dico a gridare, ma almeno a bisbigliare un po' di vero disdegno. No. Va tutto bene, non preoccupatevi. Ci sarà sempre un Jake Gyllenhaaal americano pronto a rischiare la vita per difendere i vostri diritti.
La trama non ho nemmeno voglia di raccontarla, sul serio. Ma veramente interessa a qualcuno?

Un altro film BRUTTO è Seta. Il romanzo di Baricco almeno aveva il pregio di essere breve, di giocare delicatamente con sguardi e silenzi e di avere un andamento quasi fiabesco, onirico. Il film di François Girard è lungo, interminabile, annacqua in una brodaglia dolciastra ogni frase, ogni gesto. Fa uso di scenari suggestivi che sembrano presi a caso sfogliando fra le pagine del National Geographic, sceglie due protagonisti totalmente inadeguati, e non è questione di bravura: keira Knightley ce la mette tutta, poverina, mentre Michael Pitt è un bamboccione inespressivo, ma al dilà delle interpretazioni è proprio una questione fisica a non quadrare. Sono due adolescentelli, si lanciano sguardi carichi di ormoni, si baciano e si baciano ancora come i sedicenni sul muretto della scuola ed è veramente troppo per una persona che non voleva andare al cinema a vedere tre metri sopra il cielo. In una frase: lagna inaudita.

Before The Devil Knows You're Dead
invece, finalmente, è un film più che gradevole (scriviamo BELLO così si nota più facilmente). Niente che non si sia già visto nell'ambito del film noir, sia chiaro: c'è una rapina sghemba, ci sono tutte le tragiche conseguenze che questa si porta dietro, ci sono spari e droga e pallottole e mogli adultere e flashback che ci riportano sul luogo del fattaccio almeno tre volte per raccontarci come sono andate le cose dai diversi punti di vista. Sidney Lumet disegna secondo geometrie perfette, le possiamo ammirare nei frequenti cambi di prospettiva, l'entusiasmante e cinica discesa agli inferi di due fratelli, Andy ed Hank, accomunati da un sentimento di crescente disperazione che se all'inizio li spingerà ad ipotizzare una rapina nella gioielleria di famiglia per sanare i propri debiti, finirà come nella miglior tradizione ad esasperarne sempre più le decisioni prese e le catastrofiche dinamiche di causa-effetto.
Ad impreziosire il tutto ci sono Philip Seymour Hoffman (anche nudo, e devo dire che è stato traumatico) ed Ethan Hawke (anche nudo, e devo dire che è stato interessante), vere colonne portanti del film con delle interpretazioni a dir poco strepitose: belli e bravi, tutti.
postato da: MissVengeance alle ore 23/10/2007 19:34
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categoria:cinema, festa del cinema di roma
domenica, 21 ottobre 2007
Elizabeth - The Golden Age, di Shekhar Kapur



Presupponendo il fatto che ogni film abbia una, diciamo, funzione, Elizabeth può considerarsi un film perfettamente riuscito.
Assolutamente impeccabile nell'ambientazione e nella scelta del cast, nella rappresentazione iconografica dei presonaggi, sovrani per primi, e nella scelta di mostrarci spesso una regina lontana, intoccabile e irraggiungibile, racchiusa nella fortezza dei suoi abiti immensi ed inquadrata come di soppiatto, fra le voluttuose pieghe dell'architettura circostante. D'altronde è la stessa Elizabeth/Blanchett a confessare ad uno dei suoi pretendenti, il segreto: "a volte fingo che fra me e il resto della gente ci sia un pannello di vetro, attraverso cui possano ammirarmi ma mai toccarmi". E questo è anche il segreto di tutto il film, tanto perfetto stilisticamente quanto freddo e geometrico. Si eccede forse nelle trame di corte e nelle congiure continuamente ribaltate, ma il resto del film risulta del tutto funzionale al suo punto d'arrivo.



Elizabeth - The Golden Age è un film dal respiro epico (anche troppo, per i miei gusti), che mescola spudoratamente Giovanna d'Arco e il Gladiatore, Master and Commanders e Marie Antoinette, prendendo da ciascuno gli aspetti più riusciti e cucendoseli addosso su misura, che fa delle atmosfere asettiche il suo punto di forza, nel bene e nel male. Si sofferma a lungo sugli sguardi, ma se a volte sembra tratteggiare troppo intensamente le debolezze e i timori della regina inglese lo fa solo per poi risaltarne con più vigore la bellezza e la forza, l'intaccabile aura di perfezione divina che la circonda e protegge. Tutto questo però finisce per nuocere al film dal momento che a farne le spese è il coinvolgimento emotivo, laddove tutti i riflettori sono puntati sullo stupore visivo e sulla straordinaria interpretazione della Blanchett.



Se infatti Elizabeth merita comunque una visione ed i molti applausi ricevuti il motivo è senza ombra di dubbio la bravura e bellezza sconvolgente di Cate Blanchett, che ormai scavalca senza timore tutte le sue concorrenti e si piazza sulla vetta della mia personale top five di validi motivi per cambiare sponda (gli altri quattro: Natalie Portman, Shu Qi, Rosario Dawson, Maggie Gyllenhaal). SUPREMA (cit).
postato da: MissVengeance alle ore 21/10/2007 12:11
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categoria:cinema, festa del cinema di roma, inutili classifiche
sabato, 20 ottobre 2007
(ou Ce petit coup au coeur quand la lumière s'éteint et que le film commence)

Alessandro Baricco immaginava, nel suo Oceano Mare, una strada perfetta per raggiungere quell'enorme gigante marino e, si diceva all'incirca, cosa potrebbe esserci di più adatto di un fiume, di una dolce strada fatta d'acqua?



Io alla festa del cinema di Roma quest'anno ci sono arrivata con Chacun Son Cinema, un film ideato e realizzato in occasione del sessantesimo anniversario del festival di Cannes, una raccolta di brevissimi corti d'autore che raccontano e fantasticano sul proprio rapporto con la sala cinematografica.
L'idea del progetto è di Gilles Jacob, delegato generale del festival di Cannes che ieri era in sala con tutti i suoi settantasette anni, le guance rubizze e il suo amore infinito per il cinema italiano (quello di Anna Magnani e di Fellini, quello di Mastroianni e Pasolini, ho idea che all'estero siano convinti che dopo non ci sia più stato altro da queste parti, salvo forse Nanni Moretti), ed è un'idea splendida, non c'è che dire. Ciascun regista, con un budget molto limitato, ha messo anima e corpo per descrivere in tre minuti la sua idea più fisica e concreta di che cosa è il cinema.

Trentacinque sono i registi chiamati in causa, trentatré gli spezzoni che tenteranno, nel breve tempo concesso, di imprimersi nella memoria dello spettatore con tutti i mezzi a loro disposizione. C'è chi punta sull'ironia (Takeshi Kitano, Zhang Yimou, i fratelli Coen), chi si concentra sugli sguardi in sala (Inarritu, Wong Kar-Wai, Abbas Kiarostami), chi mette in piedi dei veri e propri sketch, con tanto di punch line (Lars Von Trier, Roman Polanski), chi sceglie di parlare di se' (Nanni Moretti, Youssef Chanine, Claude Lelouche) o di essere surreale protagonista del corto (David Cronenberg, Michael Cimino, Elia Suleiman). Il pregio maggiore dell'opera è di risultare omogenea nonostante la frammentarietà, di riuscire a coinvolgere lo spettatore, suscitare risa, tensione, tenerezza, lacrime nel giro di poche battute. Si tratta di trentatré piccole perle, alcune forse trascurabili e meno interessanti, altre autentici capolavori in miniatura - quello dei fratelli Dardenne ci ha rapito il cuore - che rivelano lo spirito profondo degli autori (il gioco della serata è il totoregista: c'è un ragazzo efebico e bellissimo che a un certo punto resta in costume da bagno! Chi sarà mai? Ma è Gus Van Sant! Sguardi languidi e splendide donne che mostrano le cosce, ma cosa sento in sottofondo? Struggente musica d'archi? E' Wong Kar-Wai! Camera a mano che vortica furiosa su qualsiasi oggetto presente nell'arco di cinquanta metri? Olivier Assayas è dei nostri!, e via dicendo).



Una dichiarazione d'amore alla sala cinematografica. Un tragitto dolcissimo e perfetto per approdare sulle comode poltrone della sala Sinopoli. Una strada da qui al mare.
postato da: MissVengeance alle ore 20/10/2007 09:06
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categoria:cinema, video, festa del cinema di roma