Tratto dall'omonimo romanzo di Patrick Mccabe, il film racconta, suddividendola in capitoli brevi e frammentari, la storia di una donna nata nel corpo sbagliato, nel Paese sbagliato e in un tempo assolutamente poco adatto alla sua candida dolcezza. Ci troviamo infatti nella cattolicissima (e splendida, splendida) Irlanda e sullo sfondo, alle note spensierate dei Rubettes si mescolano con forza sempre maggiore i fermenti rivoluzionari dei repubblicani, a cui la nostra Patrick/Patricia non sembra prestare troppa attenzione, salvo quando gli eventi non la chiameranno in causa personalmente.
Patrick "Gattina" Braden è infatti presa da tutt'altro: ritrovare la sua adorata mammina, inghiottita dalla città più grande del mondo e troppo bella per quell'Irlanda invidiosa che l'aveva rinchiusa negli umili (ma non abbastanza) panni di perpetua; trovare il Vero Amore, a cui crede tenacemente; ritrovare anche un po' se' stessa in quella Londra che non dorme mai, così vivace e ricca di opportunità.
Cillian Murphy riesce a dare vita ad un personaggio incredibile, e non credo sarò la prima a dire che sembra nato per questa parte. Se ne va in giro dondolando quei suoi fianchi stretti, sbattendo le ciglia lunghissime, con labbra che sembrano gridare "mordimi, mordimi!" ad ogni inquadratura, e quegli occhi limpidi, bellissimi, specchi di una purezza disarmante, che non lascia altra possibilità (allo spettatore, a chi nel corso della sua storia finirà sul suo cammino) di affezionarsi al primo incrocio di sguardi. Patrick si trova spesso di fronte alla morte e alla violenza, ma vive ogni esperienza con quel candore Voltairiano (si dirà mai così?) che lo aiuterà ad uscirne sempre illeso .
I difetti ci sono, e sono tanti: come già detto il racconto è frammentario, soprattutto nella prima parte, e forse anche un po' troppo lungo. Ma, incapace di dilungarmi in attente analisi tecniche, non posso far altro che confessare, anch'io, il mio amore incondizionato per una simile dolcissima creatura. Aggiungiamo poi, in un trionfo di cose già dette, che la colonna sonora è bellissima, spassosa, colorata e saltellante come nessuna, quest'anno (ma ancora non ho visto Death Proof, è vero), ed ecco servite
quattro pallette, senza se e senza ma.

Poi non so voi, ma io ho già fatto il biglietto per Dublino.