mercoledì, 27 giugno 2007
Una rivista inglese, The Guardian, ha pubblicato quella che per il suo pubblico di lettori è la classifica delle scene memorabili della storia del cinema. Evidentemente l'effetto Nick Hornby è più pesante di quel che tendo a credere, se la notizia arriva persino sull'home page di Repubblica. Perché mai l'opinione dei lettori del Guardian dovrebbe essere una notizia tanto interessante da pubblicare ovunque la loro classifica? Best Movie, quel giornaletto mensile che regalano al cinema, pubblica un nuovo sondaggio cinematografico ogni mese, e non mi pare che sia mai fregato niente a nessuno (giustamente). Poi arriva una stronza rivista che nessuno in Italia ha mai letto, ed ecco qui, i Soliti Sospetti best film evah. Mah.
Tra l'altro dopo la pessima uscita di People (Drew Barrymore COSA?! Eh? Ho sentito bene?) la mia opinione sulle classifiche delle riviste ha toccato il suo fondo più basso.
Per questo, mentre penso alla mia top five e vado in facoltà a muovere i primi passi in direzione tesi, sarei lieta di leggere la vostra, che di sicuro siete più interessanti di qualsiasi anonima classificona di massa.
postato da: MissVengeance alle ore 27/06/2007 09:34
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categoria:cinema, inutili classifiche
giovedì, 21 giugno 2007

Odio questo tipo di post. Odio scriverli, quasi quanto odio leggerli (infatti credo sia la prima volta lo faccio, ma è stato più forte di me), quelli in cui si comincia dicendo "ma voi ve lo ricordate.." e si aggiunge un sostantivo a caso proveniente dal cassettone degli anni 80 come chessò, le crespatelle. Ma, più semplicemente, oggi si parla di vecchi cartoni animati.

Tutto è iniziato da una lunga discussione con Garry, iniziata ieri nel più banale dei modi ("sto scaricando tutti gli episodi di Orange Road" - "sei frocio"), prolungatasi, a più riprese, fino ad oggi pomeriggio. Il bello di parlarne su msn (perché di solito questo è il genere di conversazioni che tendo a fare d'estate, la sera, all'aperto, quando nessuno sa più cosa dire e ci si annoia a guardare le stelle che non cadono) è la possibilità di fare ricorso all'ausilio di youtube là dove la memoria scarseggia ("Te lo ricordi il mago pancione? Come no, questo qui!", e via dicendo), e quindi di andare a ripescare, in un mare di link, di continui rimandi e di gare-a-chi-ne-sa-di-più, quanto di più improbabile mai trasmesso dalla televisione italiana. Ecco quindi Cristina D'avena e i suoi sopracciglioni ospiti a Bim Bum Bam (non so voi ma io li rimpiango parecchio i tempi in cui per far felici i bambini, bastava un programma con dei pupazzoni da diecimila lire), ecco Ransie la Strega, trasmessa solo sui canali regionali probabilmente perché nella sigla finale si vedevano le tette. Fermiamoci qui che è meglio, basta e avanza per arrivare al punto. Perché tutto questo discorso ha raggiunto il suo apice nella domanda: "tu da piccolo a che giocavi?"

Io ero Sailor Mars. Sarei stata capace di uccidere se una qualsiasi fra le mie compagne di classe non avesse accettato questo semplice dato di fatto. Odiavo le compagne di giochi extrascolastiche delle mie amiche perché c'era sempre il rischio che qualcuna di loro non sapesse che Sailor Mars ero solo io, e che non avrei accettato sostituzioni. Potevo transigere su tutto il resto, mi sarei anche rassegnata a fare il tavolo alla recita di natale, ma Sailor Mars non si toccava.

Mi è sempre sembrato naturale che fosse così, che i bambini giocassero a fare i personaggi dei cartoni scegliendosi il loro ruolo, ma quando poi oggi pomeriggio sono arrivata al lavoro e ho provato a rivolgere la stessa domanda ad uno dei ragazzi che lavorano lì mi ha confessato che alle elementari, a ricreazione, li facevano giocare a scacchi. E' stato quasi traumatico, lo confesso. Forse si nota, visto che di solito non sono così logorroica, ma ora ho bisogno di sapere che io e Garry non eravamo gli unici bambini che da piccoli sognavano di diventare Crystal il Cigno, che quando cercavano di trasformarsi in uno dei cinque samurai gridavano Estinzione! perché non riuscivano a capire che cazzo dicessero.

A voi la parola.

postato da: MissVengeance alle ore 21/06/2007 22:36
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categoria:robe, non si esce vivi dagli anni 80
giovedì, 14 giugno 2007
Apriamo una nuova rubrica. Senza troppi preamboli, che non interessano a nessuno.
C'è gente insospettabile, nel mondo, che mi considera la propria spacciatrice musicale di fiducia. E allora vediamo di meritarcela, una simile fama.

Black Eyed Dog - Love is a Dog From Hell
(Ghost records/Audioglobe, 2007)

Black Eyed Dog su Myspace

Non lasciatevi ingannare da quel nome cupo. Non cercate inutilmente riferimenti a band californiane. I Black Eyed Peas non c'entrano nulla, lo giuro.
Se invece siete più colti e nel nome di questo giovane cantautore italiano avete riconosciuto il titolo di una canzone di Nick Drake, ecco, siete già sulla buona strada.
Fabio Parrinello, il ventottenne varesino che si nasconde dietro questo pseudonimo, ci si presenta al suo primo album con un lavoro piccolo piccolo, undici canzoni che scorrono leggere e malinconiche senza nascondere il proprio tributo ad autori come Damien Rice (il duetto di Lu&Me sembra uscito da O) e Conor BrightEyes Oberst (la voce che percorre incerta alcuni passaggi di Selma Before Me e No Name #7 mi riporta ai bei - bellissimi - tempi di Fevers and Mirrors), senza star qui a scomodare i nomi ben più importanti che ho letto in giro.
Anche perché non credo nell'utilità di snocciolare un elenco, per innamorarsi di certa musica basta ascoltarla col cuore.

(Solo una piccola nota: l'album si apre con Masks and Needles, e non ho potuto fare a meno di ritrovarci l'ombra di uno splendido Marc Bolan. E' stato emozionante.)

Thanks to Garry, il mio infallibile pusher.
postato da: MissVengeance alle ore 14/06/2007 08:37
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categoria:musica, lo chef consiglia, 2007, black eyed dog
mercoledì, 13 giugno 2007

Niente, volevo solo dire che ho finito gli esami della triennale.

Finalmente.

Gioia.

postato da: MissVengeance alle ore 13/06/2007 22:36
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categoria:università, robe
domenica, 03 giugno 2007

Tratto dall'omonimo romanzo di Patrick Mccabe, il film racconta, suddividendola in capitoli brevi e frammentari, la storia di una donna nata nel corpo sbagliato, nel Paese sbagliato e in un tempo assolutamente poco adatto alla sua candida dolcezza. Ci troviamo infatti nella cattolicissima (e splendida, splendida) Irlanda e sullo sfondo, alle note spensierate dei Rubettes si mescolano con forza sempre maggiore i fermenti rivoluzionari dei repubblicani, a cui la nostra Patrick/Patricia non sembra prestare troppa attenzione, salvo quando gli eventi non la chiameranno in causa personalmente.
Patrick "Gattina" Braden è infatti presa da tutt'altro: ritrovare la sua adorata mammina, inghiottita dalla città più grande del mondo e troppo bella per quell'Irlanda invidiosa che l'aveva rinchiusa negli umili (ma non abbastanza) panni di perpetua; trovare il Vero Amore, a cui crede tenacemente; ritrovare anche un po' se' stessa in quella Londra che non dorme mai, così vivace e ricca di opportunità.

Cillian Murphy riesce a dare vita ad un personaggio incredibile, e non credo sarò la prima a dire che sembra nato per questa parte. Se ne va in giro dondolando quei suoi fianchi stretti, sbattendo le ciglia lunghissime, con labbra che sembrano gridare "mordimi, mordimi!" ad ogni inquadratura, e quegli occhi limpidi, bellissimi, specchi di una purezza disarmante, che non lascia altra possibilità (allo spettatore, a chi nel corso della sua storia finirà sul suo cammino) di affezionarsi al primo incrocio di sguardi. Patrick si trova spesso di fronte alla morte e alla violenza, ma vive ogni esperienza con quel candore Voltairiano (si dirà mai così?) che lo aiuterà ad uscirne sempre illeso .

I difetti ci sono, e sono tanti: come già detto il racconto è frammentario, soprattutto nella prima parte, e forse anche un po' troppo lungo. Ma, incapace di dilungarmi in attente analisi tecniche, non posso far altro che confessare, anch'io, il mio amore incondizionato per una simile dolcissima creatura. Aggiungiamo poi, in un trionfo di cose già dette, che la colonna sonora è bellissima, spassosa, colorata e saltellante come nessuna, quest'anno (ma ancora non ho visto Death Proof, è vero), ed ecco servite quattro pallette, senza se e senza ma.


Poi non so voi, ma io ho già fatto il biglietto per Dublino.

postato da: MissVengeance alle ore 03/06/2007 12:38
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categoria:cinema
sabato, 02 giugno 2007

Un'idea semplice ma geniale. Una cinquantina di band e artisti coinvolti in poco più di un anno per registrare dei piccoli live, di quelli che a vederli ti chiedi perché a te non è mai capitato di imbatterti in niente di simile, camminando per strada.

Irresistibili.

Gli altri bellissimi video dei concerts à emporter (fra cui: Arcade Fire, Okkervil River, Sufjan Stevens, Andrew Bird, Shins e così via) li trovate tutti qui. Buona visione!

postato da: MissVengeance alle ore 02/06/2007 16:07
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categoria:musica, concerti