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Part One: cazzi miei)
Non sono pigra. O perlomeno, non è questo l'unico motivo per cui negli ultimi tempi sono diventata una blogger assenteista. Non sono neppure gli argomenti, a mancare. E' il tempo, l'energia, la pazienza di soffermarmi sulle cose per pensare a come descriverle.
Che dire del lavoro? Mi hanno licenziata. Prima ancora della fine dei miei otto giorni di preavviso ho trovato un nuovo impiego, caduto dal cielo dritto fra le mie braccia proprio come l'altro, anche un pelino più redditizio, con orari più definiti che mi consentiranno (spero) di gestire meglio gli esami e le lezioni all'università.
Certo, se già prima la mia vita notturna era qualcosa di evanescente ed impalpabile ora è davvero ridotta all'osso, ma si fa quel che si può.
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End of part one. Intermission.)
Ad esempio, sabato ho visto gli A Toys Orchestra in concerto (e questo lo dico principalmente per scatenare l'invidia di un giovane cinefilo di cui non posso svelare l'identità), ho incontrato l'oscuro Manuel Agnelli in mezzo alla platea, ormai è come il prezzemolo (dopo tre giorni puzza) ed ho apprezzato molto la performance, pur avendone persa una buona mezz'ora causa forze maggiori.
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End of intermission. Part Two: il film della settimana)
Poi ci sarebbe da parlare di Spiderman, e qui mi blocco. Non ho voglia di leggere le vostre recensioni, sappiatelo(*). Non ho voglia di sentir dire che era una cagata. Lo so, si. Lo so da sola che ha distrutto con fragore il mio cuoricino ricolmo di aspettative (non faceva
così schifo in effetti, erano le mie aspettative ad essere troppo alte), lo so che tanti piccoli apprezzabili dettagli (ho paura a dirlo, ma Bruce Campbell è il nuovo John Cleese) non sono sufficienti a tenere in piedi centoquaranta minuti di Peter Parker contro.. già. Contro chi? Perché, diciamo le cose come stanno. Dopo tre film, delle seghe mentali di Peter Parker non ce ne frega più molto. E neppure, oserei dire, delle lunghe scene dell'omino che vola fra i grattacieli appeso ad una ragnatela. Io volevo il sangue. La sfida mortale, il tête à tête. Non quel combattimento finale che puzza di fantastici quattro, quel lungo addio strappalacrime à la "volemose bbbene" esagerato e melodrammatico.
Sono appunto le piccole cose a salvare il film: le brevi scene alla redazione del Daily Bugle, l'esilarante sequenza al ristorante... il resto, senza un unico vero villain, sembra affondare miseramente e senza un briciolo di coordinazione.
(Conclusioni)
Le lascio trarre a voi:
(* Non è vero.)