Una mattinata pressocché inutile in facoltà. Tanto per ricordarmi che devo preparare degli esami, studiare, verbalizzare, parlare coi professori. Cose così, insomma. Robetta. A dire la verità la mia testa è presa da tutt'altro, dall'improvvisa felicità del mio piccolo viaggetto che farò fra qualche settimana, i cui contorni si delineano sempre più vividi e brillanti.
Tuttavia la giornata buttata alle ortiche si è rivelata piena di piacevoli sorprese: ho rivisto un po' di amiche, ho finalmente comprato questo libro, su cui lasciavo gli occhi ogni volta che entravo alla Feltrinelli, e finalmente non mi sono ritrovata davanti ad uno di quei libri fasulli, in cui le parole sono scritte in caratteri giganti, la copertina rigida è più spessa del pacchettino di fogli che contiene, il tutto per nascondere la verità evidente che il rapporto prezzo/contenuto è a dir poco folle. No, qui le duecentonovantasette pagine sono dense d'inchiostro fitto, e già questo è un buon punto di partenza. Poi magari il libro fa cagare, ma pazienza. E' stato amore a prima vista, chissà poi perché, con la sua copertina bianca, discreta, che a modo suo spiccava fra i tanti libri sgargianti poggiati sullo stesso scaffale. Ma sto divagando.
Perché l'argomento centrale del mio post, quello che mi ero prefissa ancora prima di arrivare a casa, seduta davanti alla tastiera, era ben più futile del fascino tutto particolare che la copertina di un libro riesce ad esercitare su di me.
No, l'argomento clou è che stamattina sono arrivata a piazza della Repubblica e la fontana, la mia fontana, era ghiacciata. L'acqua depositata nella vasca aveva formato una sottile lastra di ghiaccio, più solida ai bordi e del tutto assente al centro, dove il continuo getto d'acqua proveniente dall'altro impediva il formarsi di quella patina luminosa. E le statue, le Naiadi, così belle e sensuali anche d'estate con quello strato di calcare che le avvolge con sontuosa decadenza, oggi sembravano trasfigurate: le lunghe gambe bronzee erano diventate bianche, magicamente, e ogni piccolo cristallo di giaccio brillava al sole. Dalle braccia, dai gomiti, dal viso e dai capelli scendevano lunghe stalattiti sottili, e sembrava di essere in un sogno, in un film, in una scena di Fantasia della Disney, quando le fatine dell'inverno ricoprono il terreno di disegni ghiacciati.
Credo anche di aver lanciato un gridolino di stupore, dall'autobus. E una volta tanto spero di aver attirato l'attenzione di qualcuno deipasseggeri seduti nelle vicinanze, perché era uno spettacolo da non perdere.
< On air: Tom Waits - Sea of love >
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