Che strana la vita, però. Sono sveglia da poco più di dodici ore, unidici delle quali le ho passate in giro fra lezioni, autobus, traffico, lunghe attese alla stazione. Sono letteralmente in frantumi, vorrei togliermi subito questi pantaloni umidi di pioggia e tuffarmi nella vasca per un bagno ristoratore, per riprendere fiato e togliermi di dosso la stanchezza della giornata. Ma il bisogno di scrivere è più forte della stanchezza. Giornata faticosa si, è vero. Ma piena di sorprese piacevoli. Tanto per cominciare, il termine per la consegna della relazione di letteratura angloamericana, è stato posticipato di una ventina di giorni. Poi ho incontrato Ken (due volte in tre giorni. Un evento simile non potrà non avere gravi ripercussioni sull'andamento delle cose: la fine del mondo è vicina! Preparatevi!). Poi ho ricevuto in dono un'adorabile spillatrice.
E poi.
Poi ero in tram, a poche fermate da casa, quando ho incrociato lo sguardo con un ragazzo che cercava disperatamente di guardare nel buio umidiccio fuori dal finestrino per capire dove eravamo. Londinese. Capelli ricci, rossi, un po' più chiari dei miei. Sarà stato questo a dargli un senso di familiarità, tant'è che quando gli ho spiegato che mancavano ancora due fermate alla stazione di trastevere mi ha ringraziato ed ha cominciato a raccontarmi rapidamente le ragioni che l'avevano portato qui per lavoro. Sembrava confuso, spaesato, di sicuro aveva una gran nostalgia di Londra. "London is London", ha detto accennando un sorriso malinconico. E poi, la sua fermata. "I hate the transport system in this city", mi ha detto, prima di ringraziarmi e scendere, ed io ho sorriso dicendo che capivo perfettamente.
Chissà, spero conservi come me un buon ricordo di questa chiacchierata.
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