lunedì, 12 maggio 2008


(A domani)
postato da: MissVengeance alle ore 12/05/2008 13:50
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categoria:musica, cinema, video, outing, youtube
lunedì, 05 maggio 2008
- Ho visto Iron Man, ed è inutile scervellarsi ora che il raffreddore mi divora per scrivere un post facilmente riassumibile in una sola parola (che ovviamente è "ficatona"), ma prima o poi ci proveremo lo stesso, è una promessa.

- Ho visto il treno per Darjeeling. Ancora. E sarei capace di tornarci alla prima scusa. Fa uno strano effetto vedere tante volte un film in sala e testare le diverse reazioni del pubblico a seconda della fascia d'età prevalente che lo compone. All'anteprima di Novembre al cinema Nuovo Olimpia, e la scorsa settimana al Quattro Fontane, la media si manteneva intorno alla trentina. I cinema milanesi invece alla sera si riempiono di petulanti signore che commentano ad alta voce fra di loro per tutta la durata del film, con osservazioni che vanno dalla banalità sconcertante alla battuta fuori luogo, dalla risata inappropriata alla richiesta di delucidazioni (Ma perché sono scesi dal treno? Huhu si sono persi! Hai capito? Si sono persi! Ma era un treno!, e così via). Lo stesso pubblico che a roma popola le pomeridiane di Trastevere e Testaccio, insomma.

- Il nuovo trailer di The Dark Knight è bellissimo. Sul serio, bellissimo. L'avete già visto tutti, ma per ogni evenienza è qui.

- Hellboy faceva schifo. Beh, magari schifo no, però, ecco. Ma diciamolo pure, schifo. Ma se Hellboy 2 mantiene le sue promesse sarà enorme.

- Un altro invito, si può? Slowfilm/Iosif nella connection, subito.

To be continued.
postato da: MissVengeance alle ore 05/05/2008 17:32
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categoria:cinema, cinebloggers
domenica, 27 aprile 2008
(O forse si.)


No, non lo è. perché in effetti il film l'ho già visto due volte, ok. E ne ho anche già scritto fin troppo. Ma rivederlo al cinema, seduta su una vera poltroncina, ah. Sembro una quindicenne al primo appuntamento.
postato da: MissVengeance alle ore 27/04/2008 10:36
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categoria:cinema, wes anderson, hype
mercoledì, 23 aprile 2008
La Zona
di Rodrigo Plà

Non ho voglia di scrivere un post. E' primavera, nonostante il maltempo che imperversa da giorni e settimane, con rare sporadiche eccezioni di mezze giornate assolate in cui comunque riesco a non fare nulla di bello e primaverile come andare a crogiolarmi al sole sul prato di Villa Pamphili o fra le dune sabbiose del litorale romano. Però è primavera, e si sente. Si sente perché sono pigra come non mai, resterei tutta la mattina a dormire e se non lo faccio finisco poi per vegetare il pomeriggio. Le rare volte in cui sono riuscita ad oppormi a questa maledizione della sonnolenza d'aprile mi sono rintanata nei cinema di trastevere e testaccio a trangugiare film, per poi non avere la voglia/la forza di scriverne nulla qui sopra. La Zona però meriterebbe un po' di sforzo, perché quando è uscito in sala non ce ne siamo quasi accorti, bombardati dai cartelloni pubblicitari di Juno o troppo intenti a lamentarci dell'impressionante quantità di titoli in uscita contenenti la parola "amore" per curarci di quelli sprovvisti della suddetta. Io stessa ho finito per notarlo del tutto casualmente, grazie a una serie di segnalazioni foriere fra i commenti di Prejudice. E insomma, basta con questi inutili aneddoti, parliamo del film.

La Zona è un film messicano che a Venezia nel 2007 ha vinto il premio come miglior opera prima. Nessuno se ne è accorto, evidentemente, perché qui in Italia è uscito in sole 27 sale, oltre che in mostruoso ritardo.
Si parla di un esclusivissimo quartiere residenziale arroccato fra le degradate periferie di Città del Messico, in cui in seguito ad un violento temporale che fa aprire una breccia nel'alto muro di cinta che protegge la Zona, si infiltrano tre sedicenni decisi a rubacchiare qualcosa dalle ville all’interno. La rapina ha esiti tragici, e la situazione degenera quando gli abitanti della zona decidono di farsi giustizia da soli, senza mettere al corrente la polizia perché questo farebbe automaticamente perdere loro tutti i privilegi di cui godono. Quella che segue è un’ora e mezza di spietata caccia all’uomo, un’impietosa parabola discendente che sprofonda senza esitazioni in un mondo dove la corruzione, portata avanti con le buone o con le cattive, è l’unica alternativa percorribile; dove la paura trasforma gli uomini in bestie, e dove la volontà dei molti divora con noncuranza la ragionevolezza dei pochi.



È facile leggere fra le righe di una storia come questa una forte denuncia sociale, eppure Rodrigo Plà non si limita a questo, o meglio non cade nel'errore di trasformare la pellicola nell'ennesimo, fin troppo facile esercizio retorico. Imbastisce invece un thriller in piena regola, sempre più claustrofobico (Miguel, il ragazzo in fuga, si addentra in prigioni sempre più anguste per sfuggire ai suoi inseguitori), tesissimo e coinvolgente, capace inoltre di dare spessore autentico al suo universo di esistenti, una gabbia, è il caso di dirlo, di insospettabili mostri.

Il risultato finale è un ottimo prodotto di cinema di genere, come non se ne vedeva da tempo. È un vero peccato vedere un simile gioiellino, prima vera sorpresa di quest'anno cinematografico, svanire così, inghiottito dall'indifferenza generale e ancora una volta da una distribuzione profondamente sbagliata. E a tal proposito consiglio la lettura del bel post scritto dall'amico Souffle, che ha recentemente colto l'occasione dell'acquisto dei diritti sul prossimo film di Michel Gondry, Be Kind Rewind, da parte della BIM distribuzione, per mettere in luce l'esistenza di un gap fra produttore e consumatore che sembra diventare sempre più incolmabile.
postato da: MissVengeance alle ore 23/04/2008 09:58
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categoria:cinema, 2008, cinebloggers
venerdì, 18 aprile 2008
Gone Baby Gone
(di Ben Affleck)

Le prime sequenze di Gone Baby Gone sembrano voler contenere tutti i colori e gli odori delle squallide periferie di Boston, i volti deformi ed i corpi laidi che le popolano, gli sguardi spenti e privi d'intelletto che, al pari di bestie da circo, autentici freaks, aspettano solo di essere ripresi dalla televisione locale, di destare attenzione e solidarietà, o anche solo un briciolo d'interesse. La macchina da presa si sofferma impietosa su questi fenomeni da baraccone, mentre racconta una storia che si dipana seguendo le regole rigide del senso d’appartenenza, quasi motivo di profondo orgoglio, a quelle strade, quei volti, quelle storie scolpite nelle rughe sotto gli occhi.

Gone Baby Gone, diciamolo subito, non è un film con una morale, come potrebbe sembrare. È invece uno scenario popolato di morali contrastanti, in continua lotta per la supremazia. Come può uno spettatore, arrivato fino in fondo, stabilire da che parte sta la Ragione, se mai ne esiste una?


Il finale (o meglio la seconda parte, dopo la morte di uno dei due agenti di polizia che accompagnano Casey Affleck nell'indagine) purtroppo non tiene il passo della prima, bellissima e dolente. Si esagera nei dialoghi, ma anche nei flashback esplicativi (troppo, troppo esplicativi!). Si potrebbe parlare forse di un eccesso di zelo da parte del regista, troppo ansioso di esplorare i fondali oscuri della trama come un sommozzatore in cerca di un corpo inghiottito dall'acqua. Ma il risultato complessivo è comunque ammirevole, forte delle splendide e riuscitissime interpretazioni di Casey Affleck, Amy Ryan e Ed Harris (un po' meno splendidi il solito monocorde Morgan Freeman - BASTA! - e la bella, inutilissima Michelle Monaghan).

La vera sorpresa del film è proprio Ben Affleck, che nonostante sia alla prima regia dimostra di saper raccontare con maturità e consapevolezza una storia tanto difficile, sia per le tematiche e le loro implicazioni, sia in quanto adattamento di un romanzo dagli snodi complessi (scritto da Dennis Lehane, già autore di quel Mystic River che tutti conosciamo nella sua declinazione Eastwoodiana). Di certo suo fratello Casey è molto più portato a fare l'attore di quanto non lo sia lui, che invece sembrerebbe aver trovato la sua strada come regista (come sceneggiatore l'avevamo già visto all'opera e aveva anche vinto un oscar - chissà se anche in Will Hunting la verbosità del protagonista era dovuta al suo estro creativo più che a quello di Matt Damon a cui tutti inconsciamente sbbiamo attribuito l'intera paternità dello script, vuoi perché apparentemente più dotato, vuoi perché talmente in parte nel film di Van Sant che era fin troppo facile cadere nel tranello dell'identificazione attore/personaggio).


Il film è uscito nei cinema italiani il 4 Aprile, in sole 13 copie.
Il pomodorometro su Rottentomatoes supera il 90% e sinceramente non mi spiego il motivo di una così bassa visibilità da queste parti, ma si sa, le vie della distribuzione nostrana sono oscure e imperscrutabili.

ATTENZIONE, PREGO:
Colgo l'occasione per invitare ufficialmente nella connection il caro Garriele, compagno di mille sciocche discussioni cinematografiche, visioni sincronizzate su msn e inguaribile Lynchiano. Votate gente, votate.
postato da: MissVengeance alle ore 18/04/2008 16:52
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categoria:cinema, 2008, cinebloggers
sabato, 12 aprile 2008
Ho qui una bozza, scritta in cinque minuti, di quello che vorrei dire su Gone Baby Gone. Spero di riuscire a dargli forma, perché in queste ultime due settimane, i più attenti l'avranno certamente notato, ho sofferto di una specie di "crisi creativa" e ho finito per lasciare il blog a se stesso, anche se di cose da dire ce ne erano tante.
Lasciate quindi che nel frattempo, per riprendere un po' la mano, vi parli della mia monomania:

Nick Frost, Edgar Wright, Simon Pegg

Vorrei cominciare da Spaced, che ho iniziato a vedere qualche giorno fa: la serie tv diretta da Edgar Wright nel 1999, scritta e interpretata dagli splendidi ed esilaranti Simon Pegg e Jessica Hynes è stata recentemente ripubblicata nella collector's edition (un autentico scrigno di meraviglie per gli amanti dei contenuti extra, con interviste, scene tagliate, documentari, commenti del cast) ovviamente solo in Gran Bretagna. Ma su Play.com costa talmente poco che è una vergogna ricorrere ai torrent, una volta tanto.
(Tra l'altro sempre da Play.com mi è arrivato a casa in questi giorni anche il dvd di Shaun of the Dead e vi prego, leggete con i vostri occhi quali e quanti sono i contenuti extra. C'è il commento audio degli zombie!)

Su Spaced ci sarebbe ancora molto da dire: è infatti di qualche settimana fa la notizia di un possibile remake americano della serie televisiva, per mano di McG e Adam Barr. Per capirci: il produttore di OC e lo sceneggiatore di Will e Grace. Mh. Wow. Come se non bastasse, Edgar Wright e compagnia bella sono venuti a conoscenza del progetto tramite notizie circolate su internet, dal momento che nessuno dagli Stati Uniti si era preso la briga di farglielo sapere anche solo con una telefonata di cortesia. Ottima mossa, bravi! Ora chiaramente stanno cercando di ritrattare, lasciando folli dichiarazioni in cui si professano fan di vecchia data di Wright&friends, ed amerebbero averli al fianco per qualche consulenza. Mh. Cèrto.
Io ho già firmato la petizione per boicottare questo scempio assicurato, qui.

Più recenti sono invece le notizie su The World's End: è questo il titolo scelto da Wright per il terzo e conclusivo capitolo di quella che lui, Simon Pegg e Nick Frost hanno amorevolmente ribattezzato "The Three Flavors Cornetto Trilogy" (ma come si fa a non amarli incondizionatamente, COME!) in uscita nel lontanissimo 2010 ma già hype assicurato per tutti i mesi a venire. Prima però, una volta tanto senza i fidati compari, vedremo Wright alle prese col suo primo film di produzione americana (protagonista Michael Cera, gulp!) ispirato alla serie di fumetti creata da Brian Lee O'Malley, Scott Pilgrim. E boh, speriamo bene, speriamo.

Prima di chiudere, passiamo apparentemente ad altro: fra i film visti questo mese di cui non ho parlato (e sono TANTI) c'è anche Run Fatboy Run (ma ne ha già scritto lui, dicendo tutto ciò che era importante sapere), simpatica commediola senza pretese dell'americano David Schwimmer (sì, Ross), che ai miei occhi è apparsa prima di tutto nella forma di un fulminante commento sul blog del solito, splendido Edgar:

"Go see RUN FATBOY RUN this weekend, if only to see Simon’s arse in tight shorts and Dylan Moran’s arse sans any shorts.
If that isn’t encouragement enough then I don’t know what you want from life."

Davvero, se non vi ho convinto neanche così non so proprio come fare con voi.
postato da: MissVengeance alle ore 12/04/2008 22:32
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categoria:cinema
sabato, 29 marzo 2008
Ieri, per la prima volta da nove settimane, mi sono svegliata di venerdì mattina senza l'ansia di vedere un nuovo episodio della quarta stagione di Lost. Fra i lost-addicted mi colloco sicuramente in una fascia intermedia, lo guardo sempre volentieri e passo il resto della settimana a studiare ogni possibile congettura, ma so sopportare pazientemente l'attesa che separa ogni stagione dalla successiva. Ma per ingannare il tempo, ora che è iniziata la pausa primaverile e la serie è in stand-by ancora per un mesetto, non c'è niente di meglio che dedicare l'outing settimanale al più bell'incipit che la storia della televisione americana possa vantare. Era la seconda stagione, era la prima volta di Desmond, c'era Mama Cass dei Mamas 'n' Papas ad accompagnarci, mano nella mano, in quello che stava per diventare un vortice senza fine di domande senza risposta. Make your own kind of music!

postato da: MissVengeance alle ore 29/03/2008 19:07
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categoria:video, outing, youtube
mercoledì, 26 marzo 2008
Il nuovo album dei Raconteurs, Consolers of the Lonely, è bellissimo. Abbiatelo tutti, gioite per i suoi suoni sgembi, i riff, la voce struggente di Jack White che vi racconta storie vecchie di cent'anni, la magia sprigionata da questo quartetto di sogno. Welcome back, folks.



Carolina Drama (Mp3. Lyrics)
Salute your solution (Video)
Bang Bang (An old, struggling classic. Live. Video)
postato da: MissVengeance alle ore 26/03/2008 12:22
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categoria:musica, video, download, 2008, raconteurs, youtube
sabato, 22 marzo 2008
Non è un caso se la maggior parte delle canzoni postate fino ad oggi fanno parte di qualche colonna sonora: è proprio al cinema che si scoprono alcune tra le migliori perle nascoste. Tanto vale quindi, stavolta, omaggiare film e canzone in un sol colpo con questo video, perfetta cristallizzazione dello spirito di questa sciocca rubrichetta settimanale.



Gouttes d'eau sur pierres brûlantes, di F. Ozon (2000)
Tanze Samba Mit mir

(Eppure, giuro! Raffaella Carrà non la sopporto, ma la sua controparte tedesca esercita su di me un richiamo irresistibile)
(Grazie a Trino per l'involontario suggerimento)
postato da: MissVengeance alle ore 22/03/2008 15:58
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venerdì, 21 marzo 2008
Un bacio romantico
(My Blueberry Nights, di Wong Kar Wai)

Di My Blueberry Nights vorrei poter rubare ogni singolo fotogramma, ed usarli tutti per colorare i muri della mia stanza. Le immagini si mescolerebbero - me le immagino tutte impilate con ordine sulla scrivania, buttate poi in terra da un movimento maldestro e riordinate frettolosamente - e finirebbero per raccontare una nuova storia così, disposte senza un ordine preciso sulle pareti della mia camera da letto. Terrei più vicina al cuscino l'immagine di Norah Jones placidamente addormentata con la testa sul bancone, le labbra ancora sporche di gelato e torta ai mirtilli. Subito accanto ci sarebbe la foto di un vaso di vetro pieno di margherite.

Io sul serio non lo so come si faccia a non uscire estasiati, divorati e scossi da un film così, un racconto circolare che, semplicemente, sceglie di percorrere il tragitto più lungo per attraversare la strada.
My Blueberry Nights arriva dritto al cuore con tutta la grazia e la delicatezza proprie di Wong Kar Wai, che culla i suoi personaggi lasciandoli vagare per strade deserte, paesaggi notturni illuminati da insegne al neon e assolate, infinite distese di cielo e montagne brulle.

I timori erano tanti, i pregiudizi anche: l'ingresso a Hollywood del nostro amato poteva segnarne tanto la consacrazione quanto il disastroso fallimento, o peggio ancora la dolorosa sensazione di un tradimento avvenuto. Invece non sbaglia una sola mossa, e in certi momenti sembra quasi di trovarsi di fronte al racconto malinconico di un reduce del Vietnam, quando lo sguardo si perde fra le stradine di periferia di Memphis e di Las Vegas.



Senza mai perdere le proprie cifre stilistiche, Wong Kar Wai si immerge in questi scenari con sapiente consapevolezza, sottolineandone con occhio esperto ogni limite e difetto, mescolandoli alle sue consuete, splendide, incrollabili e fragili femmes fatales giusto per scombinare un po' le carte e vedere che effetto fa. (Natalie Portman e Rachel Weisz qui si dividono i compiti egregiamente, quest'ultima sotto lo sguardo di un dolentissimo e splendido David Strathairn).



E poi Jude Law. Jude law che prepara abbondanti porzioni di torte al mirtillo con gelato, Jude Law spettinato, che scrive centinaia di cartoline identiche, custodisce chiavi per chi forse un giorno tornerà a riprendersele e racconta i suoi segreti nell'incavo di una cornetta telefonica. Finite voi il post, mentre io resto qui con lo sguardo sognante, mentre The Greatest di Cat Power risuona ininterrottamente nelle orecchie e mi asciugo gli occhi umidi.

postato da: MissVengeance alle ore 21/03/2008 10:35
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categoria:cinema, 2008, cinebloggers