lunedì, 25 maggio 2009
Rapidi aggiornamenti. Questo blog, forse i più attenti fra voi avranno già notato, è ormai in coma profondo da diversi mesi. In compenso, ci dovesse davvero essere qualcuno tanto folle da sentire la mia mancanza, vi informo che mi si potrà trovare più o meno comodamente:

- Sul mio tumblr personale, dove scrivo amenità, posto foto di Daniel Faraday e rovino il season finale di Lost a chi ancora non l'ha visto.

- Su moviesinframes, blog collettivo: un film riassunto in quattro fotogrammi può svelare una storia diversa da quella che ci si aspetta, mettere in risalto una nuova sottotrama o sintetizzare il senso del film in poche immagini. Spesso lo si fa con spirito di cazzeggio, ma partecipa anche gente seria.

- Su storiadeifilm.it. Per ora ho scritto solo una recensione di Milk, ma conto di diventare un'assidua collaboratrice.

- Come anche conto di diventare assidua collaboratrice di loudvision - dove però, attualmente, non ho ancora scritto nulla. Portate pazienza.

- Su qwertyh. Un altro blog collettivo. Aperto oggi per un lavoro di gruppo che ci è stato assegnato a lezione da lei. Non so se e quanto sopravviverà (spero di sì e spero a lungo, ma è tutto da vedere), però sono particolarmente orgogliosa della mia dichiarazione di guerra a Natalia Aspesi, quindi buttateci un occhio. E lasciate commenti.
postato da: MissVengeance alle ore 25/05/2009 23:12
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sabato, 31 gennaio 2009


April e Frank Wheeler, marito e moglie. Due figli e una casa adorabile a Revolutionary Road. Non lontanto dalla Città, ma a due passi da un bosco, circondati da vicini premurosi, perfettamente inseriti nella società dell’epoca. La consapevolezza di tutto questo li rende schiavi. La possibilità, come per gli uomini della caverna di Platone, di vedere cosa c’è fuori e di non poterlo raggiungere, li rende ombre di se stessi.

Revolutionary Road è un dramma sociale che analizza con una minuzia quasi pornografica le dinamiche di una coppia che sa di meritare di più dalla vita, che sogna di reinventarsi stravolgendo i canoni del mondo in cui vive ma che, alla fine, manca di quella spinta decisiva, rivoluzionaria, capace di sovvertire tutto questo.

La verità diventa pazzia, quando non fa più comodo starla ad ascoltare. L’amore diventa odio. La gravidanza un errore. La paura più grande, di fronte a Revolutionary Road, è quella di restare vittime degli stessi stereotipi, ma ancora di più di avere sufficiente consapevolezza da vedere chiaramente le sbarre dorate di quella gabbia strettissima.

Sam Mendes compie un lavoro davvero difficile: portare sullo schermo la trasposizione di un romanzo dagli equilibri tanto precari è un’operazione complessa, ed il successo è da imputare tanto alla sua capacità di restare "nascosto", lasciando che siano i dialoghi a fare da vera ruota motrice della pellicola (pur regalandoci alcune scene e inquadrature delicatissime e dolororamente intense), quanto ai suoi interpreti, non solo gli ottimi protagonisti Di Caprio e Winslet - perfetti nei ruoli oltre ogni mia più rosea aspettativa - ma tutti i comprimari, specchi di fronte ai quali gli Wheeler sono sempre costretti a confrontarsi. John Givings, lo specchio rotto, è l’unico a restituire un’immagine significativa e veritiera. E la verità fa male.


La verità ti renderà libero. Ma solo quando avrà finito con te.

-David Foster Wallace-
postato da: MissVengeance alle ore 31/01/2009 10:46
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categoria:cinema, cinebloggers, 2009
domenica, 11 gennaio 2009
E allora oggi è domenica 11 gennaio e sono seduta sul letto davanti ad un laptop preso in prestito, saranno mesi che non finisco un post che sia uno quando mi metto qui davanti al blocco note per provare a scrivere di un film, mesi che ci provo e lascio tutto a metà perché arrivata a metà non so più cosa volevo dire all'inizio, non so come andare avanti e come chiudere con una punch-line ad effetto, macché, anche solo con una line, una qualunque. Niente da fare.

Così mi è venuto in mente, forse per sbloccarmi ho bisogno di una stroncatura. Già non sono mai andata forte con gli elogi, mi escono fuori tutti uguali e balbettanti come se avessi quindici anni e stessi cercando di chiedere al fico della scuola di uscire con me, figuriamoci se in più alla prima esitazione mi blocco scoraggiata e lascio tutto a metà. Proviamo con una stroncatura, ho detto.

Proviamo.

Lasciami Entrare è un film che inganna. Ci ripenso a distanza di giorni e non riesco a ricordare cosa sia stato esattamente ad avermi tanto infastidito durante la prima mezz'ora, al contrario ricordo perfettamente i momenti migliori, la sensazione di vuoto che annichilisce, la magnifica scena della bara/vasca da bagno. Se mi fossi svegliata venerdì da un sonno lungo tre mesi sarei probabilmente uscita dal cinema più o meno soddisfatta, invece così mi ritrovo controvoglia a confrontarmi con una serie di commenti entusiasti che per settimane hanno fatto crescere in me un'attesa spropositata, che a conti fatti ha solo danneggiato me e la visione del film, troppo appesantita da una tale ansia da prestazione.

Le considerazioni che voglio fare a questo punto sono due. La prima è che smetterò categoricamente di leggere qualsivoglia commento ai film in uscita prima di aver appurato a mie spese di cosa si tratta, nel bene e nel male (e questo lo dico sempre, è vero, ma mai con tanta furiosa convinzione). La seconda è che l'hype, le next big thing e tutto ciò che le circonda e le alimenta hanno raggiunto l'apice, il punto di non ritorno, la goccia che, eccetera. Non capisco nemmeno più se si tratta di una posa, della voglia di arrivare primi o se davvero c'è ancora al mondo tanta gente così irrimediabilmente pura da riuscire ad emozionarsi tanto da sbracciarsi ogni volta che salta fuori una minuscola, graziosa novità, facendone un caso, al punto da renderla fastidiosa ed intollerabile a noi poveri, irrecuperabili mostri di cinismo.

E ci ho messo due paragrafi a dirlo. Sarà una cosa lunga.

Lasciami entrare ha dei grossi difetti. Fra questi, una lentezza esasperante ed ingiustificata. Un uso esponenziale di neve finta (la neve non fa quei granelli lì come se fosse parmigiano grattugiato, non si è mai visto. La gente che si siede sulla neve si bagna il culo, ecco, finalmente l'ho detto). Dei dialoghi poveri e scontati - va detto però che i dialoghi sono pochi, e quindi il loro peso sull'economia del film è relativamente scarso.

Ha anche svariati pregi capaci di renderlo, nonostante tutto, un film interessante. A cominciare dall'idea di base, quella di prendere come soggetto una storia potenzialmente filoadolescenziale e raccontarla però con un piglio maturo, quasi minimalista, più interessato al delicato rapporto di dipendenza reciproca che si va instaurando fra i due protagonisti che alla trama in se'. Una specie di Assayas in chiave horror, volendo. Ed è proprio nel non detto, in tutto ciò che resta implicitamente visibile, che si trovano i pregi maggiori della pellicola. Gli sguardi, il rapporto con il mondo degli adulti - appena delineato ma incisivo e scottante - la diabolica fascinazione del male e dei suoi effetti. Accanto a tutto questo, però, scene da b-movie quasi imbarazzanti nella loro ingenuità, una sceneggiatura latitante e tensione ai minimi storici.

È probabilmente la prima (e l'ultima) volta che lo dico, ma davvero stavolta aspettiamo il remake.
postato da: MissVengeance alle ore 11/01/2009 19:42
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categoria:cinema, cinebloggers, 2009
domenica, 11 gennaio 2009
Due cose.

Uno: Gli Okkervil River sono stati ospiti al David Letterman show mercoledì scorso. Se ve li siete persi, eccoli qui, belli come sempre - e no, non mi pagano per farlo:



Due: Sì, ho un tumblr anch'io. Ecco cosa succede a non scrivere sui blog, ecco.
postato da: MissVengeance alle ore 11/01/2009 12:30
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categoria:okkervil river, youtube
domenica, 04 gennaio 2009
Solo dieci film. Non sono neanche la metà di quelli che ho visto, probabilmente neanche i più belli. Questo per dire preventivamente che le critiche ed i suggerimenti sono sempre ben accetti, ma che i commenti piccati e malevoli saranno amorevolmente derisi, come mio costume. Insomma, cominciamo.

1. Il treno per il Darjeeling, di Wes Anderson
Al cuor non si comanda. Se fossi una persona razionale e coerente non lo vedreste neppure fra i primi cinque e invece no. Che si fotta, la coerenza. Non c'è film del duemilaotto a cui voglia più BENE di questo. Fine.

2. Il petroliere, di Paul Thomas Anderson
Gargantuesco.

3. Gomorra, di Matteo Garrone
Il vuoto dentro.

4. Non è un paese per vecchi, di Joel e Ethan Coen
Letteratura tradotta in immagini. E se vi sembra scontato, provateci voi a dare un volto ai fantasmi di McCarthy.

5. Wall-e, di Andrew Stanton
Neppure dopo Gomorra avrei mai pensato che tecnologia e montagne di detriti potessero trasformarsi in poesia.

6. The Dark Knight, di Christopher Nolan
Ha qualche difetto, qualche caduta di stile qua e là, qualche imperfezione. Ma il resto travolge tutto e sbalordisce al punto che ogni appunto sembra fuori luogo.

7. Il Divo, di Paolo Sorrentino
Toni Servillo patrimonio nazionale.

8. Changeling, di Clint Eastwood
Un nome una certezza. Film-lagrime 2008.

9. Il matrimonio di Lorna, di Jean-Pierre e Luc Dardenne
La mia personale epifania dell'anno.

10. Into the wild, di Sean Penn
Considerarlo solo un film pieno di retorica è come guardare il dito che indica la luna.

Tre colonne sonore che spaccano:
1) Rachel sta per sposarsi (Rachel getting married)
2) Les chansons d'amour
3) Il treno per il Darjeeling (The Darjeeling Limited)

Il più bel film che non vedremo mai distribuito in Italia:
$€11.0u7! / Sell out!

Il gesto da fare per tutto il duemilanove:
"Call it"

Scene che ricorderemo sempre con grande gioia:
- L'inseguimento in auto di Pineapple Express
- I finti trailer di Tropic thunder
- Tutti i pranzi e le cene di Pranzo di Ferragosto

Lagrime a fiume:
- i primi 50 minuti di Wall-e
- L'elementale di Hellboy II
- L'abbraccio fra Arta Doboroshi e Jéremie Rénier (Il matrimonio di Lorna)
- La folla che si forma fuori dalla videoteca di Be kind rewind

Abbagli collettivi:
I padroni della notte
Nessuna verità
Il finale di Burn After Reading

Cagate immeritevoli:
X Files - Voglio crederci
Noi due sconosciuti
Hancock
postato da: MissVengeance alle ore 04/01/2009 11:44
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categoria:cinema, 2008, inutili classifiche
sabato, 20 dicembre 2008
*disclaimer*
Come consuetudine, a fine anno è il momento di tirare le somme. Ultimamente ho trascurato il blog, è vero, e il suo destino è tutt'ora incerto. Ma non rinuncerei alla tradizione dei classificoni per niente al mondo, quindi bando alle ciance e cominciamo dagli album.

1. Spiritualized – Songs in A&E.

Per una volta, la lunga attesa non è stata deludente. Il ritorno di Jason Pierce, dopo cinque anni dal’ultimo Amazing disgrace, è di quelli che lasciano il segno. Un album che parla di salvezza, malattia, sopravvivenza, e lo fa con travolgente intensità. È stato mia ancora di salvezza e animale-guida di tutto il 2008, primo posto meritatissimo.

www.spiritualized.com


2. The Raconteurs – Consolers of the lonely.

Se Broken boy soldiers era il prorompente esordio, Consolers of the lonely è la strepitosa conferma: ascoltato fino a impararne a memoria le sfumature. Cantato a squarciagola in macchina, ai concerti, in bagno davanti allo specchio. Jack White e Brendan Benson hanno messo insieme il side project più bello degli ultimi (inserire un numero a piacere) anni.

www.theraconteurs.com

3. Woven Hand – Ten stones.

Forse non tutti sanno che David Eugene Edwards è uno dei migliori songwriters in circolazione. E questa sua ultima fatica non ne è semplicemente la conferma, ma il perfetto incontro tra liriche suggestive e melodie cupe, raffinate, ma anche travolgenti ed insospettabilmente aggressive.

www.wovenhand.com

4. Deerhunter – Microcastle/Weird era cont.

Al loro terzo album i Deerhunter firmano il loro Ok computer. O il loro Kid A, se preferite. O tutti e due insieme, vista la decisione dell’ultim’ora presa dal leader Bradford Cox di raddoppiare la posta in gioco all’uscita di Microcastle affiancandogli Weird era cont. Per sorprendere i fan. Per sorprendere tutti quelli che Microcastle l’avevano scaricato mesi prima dell’uscita ufficiale. E ha funzionato, cazzo.

www.myspace.com/deerhunter

5. Bodies of Water – A certain feeling.

Prendete gli Arcade Fire. Liberateli da quel peso inenarrabile cui sono, nel bene e nel male, legati per la vita. Ora drogateli. Fategli ascoltare i Flaming Lips, Sgt. Pepper’s lonely heart club band, un po’ di Polyphonic Spree. Risciacquate con cura. Et voilà.

www.bodiesofwater.net

6. Primal Scream – Beautiful future.

Il gruppo della vita. Probabilmente amerei Bobbie Gillespie anche se pubblicasse un album dei suoi gargarismi col colluttorio la mattina appena alzato, e di conseguenza non sono la persona più indicata per parlare di questa sua ultima, controversa uscita. Ma non fatevi ingannare dai fondamentalisti: Beautiful future è bello per davvero. Una sfacciata dichiarazione d’amore per il pop più colorato, per le chitarre distorte, per le smaccate contraddizioni. Un futuro luminosissimo ci attende.

www.primalscream.net

7. Okkervil River – The stand-ins.

Su di loro temo di aver già detto tutto. Cosa posso aggiungere ancora senza essere (giustamente) accusata di cieca devozione? L’ultimo album degli Okkervil River non è bello come il precedente, ma ne è parte integrante e complementare. I testi dimostrano ancora una volta la straordinaria maturità compositiva di Will Sheff. La musica, e la passione che emana da ogni singolo accordo, fa degli Okkervil River qualcosa da cui non posso prescindere.

www.okkervilriver.com

8. Portishead – Third.

Senza parole. Come le vignette. No, davvero, cosa si può dire di un album così? Viviamo in un mondo cupo, drammaticamente oppressivo, schiacciati dalle strutture che ci siamo costruiti attorno fino a soffocare. Beth Gibbons è venuta a salvarci.

www.portishead.co.uk

9. The Brian Jonestown Massacre – My bloody underground.

Lo ammetto: ho iniziato ad ascoltare i Brian Jonestown Massacre solo quest’anno, ma il culto di Anton Newcombe ha subito trovato in me una nuova adepta. Di certo non consiglierei a nessuno di iniziare a scoprirli da quest’album, ma il percorso formativo della band californiana, pur nella sua follia, segue un rigore logico inattaccabile. Ed è di una bellezza letale.

www.brianjonestownmassacre.com

10. The Black Angels – Directions to see a ghost.

Nelle ultime settimane ha conquistato un posto speciale nel mio cuore – e in top ten dove ha scavalcato all’ultimo minuto Bonnie Prince Billy e Black Keys. Il rock psichedelico dei Black Angels ti avviluppa come una spirale di melodie sinuose e ipnotiche, per poi restituirti al tran tran quotidiano arricchito di una nuova, mistica consapevolezza. Viaggione.

www.theblackangels.com

Altri dieci:



11. Bonnie ‘Prince’ Billy – Lie down in the light; 12. The Black Keys – Attack & release; 13. R.E.M. – Accelerate; 14. Matt Elliott – Howling songs; 15. Elbow – The seldom seen kid; 16. Tv On the Radio – Dear Science; 17. Vic Chesnutt, Elf Power and the Amorphous – Dark developments; 18. Sun Kil Moon – April; 19. The Magnetic Fields – Distortion; 20. Dead Meadow – Old growth;
postato da: MissVengeance alle ore 20/12/2008 14:24
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categoria:musica, 2008, inutili classifiche
giovedì, 20 novembre 2008
postato da: MissVengeance alle ore 20/11/2008 14:41
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categoria:concerti, okkervil river, in attesa
lunedì, 29 settembre 2008
The Burning Plain
di Guillermo Arriaga

Chi ha un minimo di familiarità con il cinema di Alejandro González Iñárritu, regista con cui Arriaga ha collaborato in qualità di sceneggiatore sin dai tempo di Amores Perros, non avrà nemmeno bisogno di sentirsi raccontare la trama, perché una vaga idea può farsela senza difficoltà e con basse probabilità di errore: gente infelice (meglio se di diverse etnie) o mediamente felice prima dell'arrivo di una tragica fatalità, diverse storie che apparentemente nulla hanno a che spartire l'una con l'altra, magicamente unite dal rosso filo del destino che si dispiega e rivela agli occhi dello spettatore più o meno ai due terzi del film, quando il colpo di scena arriva a prenderci dolcemente per mano conducendoci verso l'incerto futuro. Bene.



Detto questo, The burning plain non è l'immane boiata che preannunciava di fronte a tali premesse per chi, come me, si schiera con veemenza fra i detrattori di Inarritu - chi ha un po' di confidenza con questo blog probabilmente sa già di cosa parlo, anche se il post-capolavoro lo scrisse lui anni fa (quel blog è inattivo da secoli ma citarlo di tanto in tanto fa sempre bene)*. Si avvicina comunque molto di più allo splendido Le tre sepolture che ai lavori di quell'altro messicanaccio che non vogliamo nominare di nuovo. Arriaga intreccia le vite dei suoi protagonisti, figure miserabili ma dignitose (tranne  Charlize Theron, tanto sopraffatta dalle colpe nascoste nelle pieghe del proprio passato per vivere un presente sereno, tanto incapace di intessere rapporti umani "sani" da gettarsi ogni sera in pasto di tutti quegli uomini che la divorano con lo sguardo), in cerca di riscatto o di un futuro diverso da quello che il destino sembra offrire loro, lasciandoli letteralmente travolgere dai maestosi paesaggi che li circondano: chi inghiottito fra le lunghe fila di campi da irrigare in Messico, chi annichilito nel cuore di un'arida pianura in Texas, chi in balia dei venti e delle maree che assalgono le maestose scogliere di Portland.



Chiude il quadro un ottimo cast, su tutti la bellissima e inaspettatamente già maggiorenne Jennifer Lawrence, (Charlize Theron invece continua inutilmente ad imbruttirsi per sembrare più seria, ma comincio a pensare che sia solo una tattica per arrivare alla mezza età/vecchiaia senza farlo sembrare un improvviso tracollo verticale come accade a talune, e in quel caso ha tutto il mio rispetto). L'impressione complessiva è che Arriaga potrebbe avere ancora molto da dire, a condizione di riuscire a liberarsi del modello preconfezionato di sceneggiatura a incastro-e-flashback che oggi è in gran voga, ma che molto spesso serve solo a coprire una preoccupante mancanza di idee.




* Certo non è il massimo andare a vedere un film domandandosi "sarà una merda-merda o si salverà almeno un pochino?" - Beh, caro Guillermo, che questo serva a farti capire che le amicizie bisogna scegliersele con più attenzione!
postato da: MissVengeance alle ore 29/09/2008 09:17
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categoria:cinema, 2008, cinebloggers
sabato, 27 settembre 2008
Si è detto tanto, nei giorni scorsi, su David Foster Wallace. Ci sono state polemiche, lacrime, discorsi ridondanti e superflui alternati ai silenzi lunghissimi di chi non sapeva davvero più cosa dire. Perché deprimersi per la scomparsa di una persona che non si conosceva nemmeno può risultare strano, ma mettersi a fare polemiche al riguardo mi sembra ancora più sbagliato e ridicolo.
Un modo per mettere di nuovo tutti d'accordo forse l'ha trovato Trino, che con impegno e dedizione ammirevoli ha deciso di tradurre un racconto di D.F.W. pubblicato lo scorso anno sul New Yorker.
Bravo. E grazie.
postato da: MissVengeance alle ore 27/09/2008 11:16
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categoria:fate finta che questo sia un tum
martedì, 23 settembre 2008
Burn After Reading
di Ethan e Joel Coen


Va bene, lo ammetto: l'attesa smodata uccide il cinema. Riguardare mille volte il trailer di un film serve solo a perdere la spontaneità della risata quando ci si trova di fronte ad una di quelle gag viste e riviste troppe volte per suscitare ancora quella genuina sorpresa di fronte al film intero. Ed ecco, riassunto in tre righe, quello che mi è successo ieri.

Eppure non è solo questo: Burn after reading è un film divertente (e ai fratelli Coen va almeno riconosciuto il merito di essere concisi, fosse durato più di 90 minuti il mio giudizio sarebbe probabilmente molto più negativo). Si fa guardare, per così dire, ma a due che sette mesi fa sono riusciti a conquistare tutto, pubblico, critica e riconoscimenti ufficiali, con quella cosa enorme che è No country for old men, da due così mi aspettavo, come dire?, qualcosa di più concreto.
Sia chiaro, essere futili non è necessariamente un difetto, ma i personaggi, più che "volutamente stupidi", come si sente ripetere ovunque da giorni, mi sono sembrati invece privi di spessore e carattere, macchiettistici come in uno sketch e incapaci di suscitare una risata sincera per qualcosa che andasse oltre il modo di ballare di Brad Pitt, saltare malamente un recinto o ripetere ossessivamente una frase banale fino a renderla comica per esasperazione. Le singole interpretazioni (su tutti Frances MacDormand) sono ottime, a tratti davvero esilaranti, ma il risultato complessivo è povero e senz'anima, e credo che la presenza di quel paio di scene in cui compare JK Simmons ne sia la prova lampante. Lui è il deus ex-machina, trovata che ho sempre trovato fastidiosa e un po' ridicola, ma che almeno nell'antica Grecia serviva a stupire il pubblico per via dei macchinoni usati in scena, mentre qui al massimo fa l'effetto contrario: appare a metà del film nel tentativo di rimettere insieme tutti i pezzi della trama e poi torna per incollare alla sceneggiatura l'ultima pagina col finale traballone, di quelli che te li immagini scritti a matita, con la grafia un po' tremante perché in aereo non c'era abbastanza spazio per appoggiare il foglio. E non c'è neanche bisogno di immaginarsi una scenetta per capire com'è andata (ma lo farò lo stesso perché non so come finire il post, ah, l'ironia del destino), basterà mettere Joel e Ethan Coen al posto di Simmons e socio nella scena finale in ufficio:

"Quindi aspetta, ricapitoliamo: chi è che è morto?"
"Dai, i due sfigati"
"Ah, si. Giusto. E adesso?"
"Eh. Boh. Basta, dai"
"Mh. Ok"
"..."
"..."
"Che c'è?"
"Niente, solo pensav.. Mettici un paio di fuck in più, che fanno ridere. Eheh"
"Bravo! Perfetto!"
The end.
postato da: MissVengeance alle ore 23/09/2008 12:49
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